Stanotte guardiamo le stelle

Questa è la storia di Alì.
Un bambino di otto anni che un bel giorno, tornando da scuola, non ritrova più casa sua.
Pensa di aver sbagliato strada.
Decide di sedersi e iniziare a giocare, sperando che la casa possa riapparire o possa ricordarsi la strada giusta da prendere.
Alì non lo sa ancora, ma una bomba ha distrutto l’abitazione e i suoi genitori sono morti.

Alì ha soli otto anni e non capisce perché suo fratello gli dice che devono lasciare l’Afghanistan.
Sì, c’è la guerra, è pericoloso, ma lì c’è la sua scuola, i suoi amici, il suo mondo.
Allora partono, direzione Europa, per un viaggio assurdo.

Stelle

La storia di Alì deve essere letta, deve essere condivisa con chiunque e può essere fondamentale in un periodo come questo, dove chi per puro caso è nato nella parte più fortunata del mondo non riesce a comprendere perché qualcuno di etnia, religione e lingua diversa decida di abbandonare tutto quello che ha per provare a rifarsi una vita in un paese nuovo, del quale non conosce la lingua, non conosce neanche persona e non ha nessuno a cui chiedere aiuto.

La storia di Alì è impossibile, impensabile, assurda.
La storia di Alì ci insegna a non lamentarci, ad apprezzare tutto ciò che abbiamo e a non dimenticarci mai che c’è qualcuno che sta mettendo a rischio la propria vita per avere ciò che abbiamo noi.

La storia di Alì è un viaggio, un viaggio lunghissimo, fatto da un bambino che con sè ha poco e man mano che passano i giorni inizia a perdere tutto, ma non perde mai la cosa più importante, la speranza.

Vi lascio, come sempre, uno dei tanti pezzi che ho sottolineato:

Ridi, sei contento di partire, sei sicuro che in Turchia saremo più felici perché poi vorremo andare in Grecia e poi da lì in Italia o altrove in Europa, e ogni volta saremo sempre un po’ più felici.

Ma poi, che cosa cercavi tu, dove volevi veramente arrivare?
Me lo sono chiesto una marea di volte. Secondo me sognavi una moglie, dei figli, un lavoro, una vita senza paura, quello che sognavano tutti.”

Link per l’acquisto:
https://www.ibs.it/stanotte-guardiamo-stelle-libro-ali-ehsani-francesco-casolo/e/9788807031892

Gezim Qadraku.

Annunci

La scomparsa di Stephanie Mailer

Un bel mattone di settecento pagine.
Per chi non ama leggere, la sola vista di questo libro farà passare la voglia di aprirlo. Per chi invece legge e conosce Joel Dicker, tutte quelle pagine saranno come un invito a nozze.

L’autore, diventato famoso grazie al libro “La verità sul caso Harry Quebert”, non tradisce le aspettative. Forse sarà impossibile ripetere un’opera come quella appena citata, ma siamo ancora una volta di fronte ad un buon romanzo.
Tutte quelle pagine e vi posso assicurare che non vi annoierete mai. Un thrriler mozzafiato, costruito in maniera metodica. I pezzi del puzzle sono veramente tanti, ma l’autore ha l’incredibile talento di mostrarli al lettore con la dovuta calma e una fantastica precisione.

Bisogna naturalmente sottolineare il fatto che stiamo parlando di un poliziesco e quindi non ci si deve aspettare un libro di livello alto o dal significato profondo. L’obiettivo è quello di dare al lettore una lettura scorrevole e una storia che lo tenga concentrato.
L’opera narra della scomparsa di una giornalista, tale Stephanie Mailer, la quale prima di sparire si avvicina al capitano della polizia Jesse Rosenberg, per dirgli che il caso da lui risolto vent’anni prima, un quadruplice omicidio che sconvolse la piccola cittadina di Orphea, in realtà non può considerarsi risolto in quanto la persona che all’epoca venne incriminata non era colpevole.

Quella rivelazione dà il via a questa incredibile storia, da quel momento i fatti iniziano a prendere una piega inimmaginabile. All’autore va il merito di disegnare personaggi interessanti  e di descriverli in maniera impeccabile.
C’è di tutto in questo poliziesco: storie di quotidianità che potrebbero toccare chiunque di noi, tecnologia, libri, teatro, sogni, fallimenti, tradimenti e l’amore.
Inoltre, dopo averlo letto, vi assicuro che vi verrà voglia di mettervi a scrivere.

Concludo, come mia abitudine, con uno dei pezzi che ho sottolineato:
“Ti invio!” gli gridai. 
Derek si voltò.
“Mi invidi?” Cosa mai potresti invidiarmi?”
“Il fatto che ami e sei amato.”
Scosse la testa, stizzito. 
“Jesse, è da vent’anni che Natasha se n’è andata. Ed è da un pezzo che avresti dovuto rifarti una vita. A volte ho quasi la sensazione che tu stia aspettando che ritorni.” 
“Ogni giorno, Derek. Ogni giorno mi dico che tornerà. Ogni vola che entro in casa spero di trovarcela.” 

Link per l’acquisto: https://www.ibs.it/scomparsa-di-stephanie-mailer-libro-joel-dicker/e/9788893445092

Gezim Qadraku.

Il Kanun di Lek Dukagjini

Vi sarà sicuramente capitato di leggere, o sentire, una di quelle vicende albanesi dove una persona viene uccisa per la “vendetta di sangue”, o negli ultimi tempi, di famiglie costrette ad una vita assurda, rinchiuse in casa, impossibilitate ad uscire per paura di essere ammazzate.

L’antico codice di Lek Dukagjini è il motivo che permette a queste realtà di sopravvivere ancora oggi.  Delle origini di questo manoscritto non si ha una versione chiara, ma ciò che si conosce è che sia stato tramandato oralmente, di generazione in generazione negli anni, fino ad arrivare ai giorni nostri.
Fu il francescano del Kosovo, padre Shtjefën Kostantin Gjeçov, ad occuparsi della messa per iscritto delle tantissime regole che dettavano le modalità della vita di un albanese.

Questa opera non è un romanzo, anzi, somiglia più al codice civile che usereste per preparare un esame di Diritto Privato. La lettura quindi risulta non proprio semplice, visto che si passa di legge in legge, di paragrafo in paragrafo. Un po’ come se decideste di leggervi la Costituzione italiana.
Io per primo ho saltato argomenti dei quali non nutrivo interesse, come per esempio le regole che riguardano il bestiame, giusto per fare un esempio.

Attenzione, la mia, che è stata catturata soprattutto da temi come quello del matrimonio e della vendetta di sangue.
Leggere il Kanun vi permetterà di comprendere molto della popolazione albanese. Innanzitutto capire da dove arriva quello che comunemente viene identificato come il miglior pregio di questo popolo, ovvero l’ospitalità.

CAPO XVIII
L’onore nella società. 
ART. 96 
L’OSPITE.
La casa dell’albanese è di Dio e dell’ospite”.

Oltre ai pregi, vi sono presenti anche i motivi che permettono di capire il perché dell’esistenza, in certe famiglie, di una mentalità retrograda. La figura della Donna in questo caso gioca un ruolo cruciale. Considerata sempre un corpo esterno della famiglia e mai la notizia della nascita di una femmina veniva ben accolta. Anzi, si usava dire che alla sua nascita “piangevano perfino le travi di casa“.
Concludendo con la vendetta di sangue, realtà che purtroppo esiste ancora e non sembra destinata a concludersi, nella quale possiamo trovare quel fortissimo orgoglio albanese. Perchè “il danno si paga nella sua entità, e non con la multa“.

Concludo con un pezzo sottolineanto nell’introduzione di Donato Martucci:

“Il termine kanun deriva etimologicamente dal termine greco kanòn, che significa in italiano riga o righello, lo strumento per tirare righe. Metaforicamente, è ciò che serve per applicare in modo giusto e onesto le leggi tramandate a memoria di generazione in generazione e non codificate”.

Link per l’acquisto del libro:https://www.ibs.it/kanun-di-lek-dukagjini-libro-vari/e/9788862801140

Gezim Qadraku.

Il Cinese

Saranno sufficienti le prime righe di questo libro per farvi immergere nella totale lettura di esso. Poi, ad un certo punto, dopo aver divorato un bel numero di pagine, vi fermerete e vi chiederete cosa diavolo abbia a che fare il titolo con la storia che state leggendo. Ciò non farà altro che aumentare la vostra curiosità, rendendo molto difficile l’atto di staccarvi da questo bellissimo romanzo.

Risulta scorretto definire questa opera semplicemente come un giallo-thriller. Il Cinese è un libro molto più ampio, che poggia le sue basi su un efferrato omicidio avvenuto in un paesino sperduto della Svezia e riesce a toccare paesi lontani come l’America e la Cina, coprendo uno spazio temporale lunghissimo.
L’autore cattura immediatamente l’attenzione del lettore, conducendolo in questi viaggi geografici e nel tempo, sempre grazie al filo conduttore della strage avvenuta nel paese scandinavo. L’opera riesce nell’impresa di mescolare una storia inventata, con la realtà che che ci ciroconda.
Mankell mette in risalto le operazioni discutibili effettuate negli ultimi periodi dalla Cina, come per esempio i lavori che gli asiatici stanno portando avanti nel continente africano, denunciandone le modalità. Per poi passare a descrivere la situazione degli schiavi nell’800 in America.

Pochissime volte mi era capitato di leggere così tante pagine, 587, in pochi giorni.
Mankell non ha di certo bisogno di presentazioni, uno dei migliori scrittori degli ultimi anni nel suo genere. Questo libro ne è una rappresentazione fedele della sua bravura.
Una storia capace di snodarsi in una miriade di realtà, caratterizzata da diversi personaggi, tutti descritti in maniera sublime, che non vi farà annoiare neanche per un secondo.
Questo è assolutamente uno dei libri che dovete leggere il più presto possibile.

Concludo, come sempre, riportando uno spezzone che ho sottolineato con la mia amata matita:

“D’un tratto una donna si mise a cantare. L’interprete disse che era una ninna nanna. Hong ricordò una cosa che aveva sentito dire. Nei paesi poveri le donne portano i loro bambini sulla schiena perché devono avere le mani libere per lavorare, in Africa nei campi con le zappe, in Cina nell’acqua fino alle ginocchia per piantare il riso. Il ritmo con il quale un piede muove una culla è lo stesso delle anche di una donna che cammina. E il bambino dorme. “

Link per l’acquisto: https://www.ibs.it/cinese-libro-henning-mankell/e/9788831708098

Gezim Qadraku.

Una passeggiata

Una passeggiata dietro casa, dopo una settimana trascorsa a correre.
I pensieri iniziano a percorrere luoghi lontani, mentre mi allaccio bene il giubbottino.
Raggiungo in un batter d’occhio il ponte che sta sopra l’autostrada. Sotto di me scorrono veloci un numero infinito di macchine.
Fisso quella strada, cercando di immaginarmi dove quei veicoli stiano andando. La stessa strada, che rappresenta i chilometri che mi dividono dai miei amici.
Quelli che quando mi scrivono, prima mi domandano quando torno e successivamente come sto.
Mentre il sole dà al cielo un color pesca, un bellissimo pastore tedesco mi si avvicina, voglioso di giocare.
Neanche il tempo di accarezzarlo che si allontana, richiamato dal rimprovero fin troppo severo del suo padrone.
Lo saluto facendogli l’occhiolino, prima che la sua coda sparisca tra i campi.
Mentre i pensieri continuano a viaggiare lontano, una vibrazione mi risveglia da quella sensazione di sogno ad occhi aperti.
È lei. “Scusami se ti rispondo solo ora”, mi dice.
Controllo quanto tempo è passato dall’ultimo messaggio. Più di una settimana.
Ne vale la pena? Si chiede il cervello.
Provaci, che ti costa. Mi dico.
Mi fermo, compongo il messaggio, ma finisco per cancellarlo. Le rispondo domani. Forse.
Nel frattempo l’aria si è raffreddata, il sole è sparito e in lontananza si udisce il rumore delle macchine che sfrecciano sull’asfalto.
Una foto alle nuvole, prima di riprendere la via di casa.
Sono passati solo 20 minuti da quando sono uscito, eppure mi sembra che sia trascorso un sacco di tempo.
Una camminata, i soliti pensieri e l’abbraccio della natura.
Ti ricordi che a casa c’è il nuovo libro da iniziare che ti aspetta.
Ossigeno puro per i tuoi polmoni.
Un sorriso compare sul tuo viso.

Gezim Qadraku.

Il figlio del terrorista

Zak Ebrahim è il figlio di El-Sayyid Nosar, l’uomo che nel novembre del 1990 assassinò il rabbino Mehir Kahane e fu una delle menti dell’attaco al World Trade Center del 1993. Zak è frutto dell’amore di suo padre, un ingegnere egiziano, e di sua madre, un’insegnante statunitense. Un matrimonio misto, che dovrebbe dare vita ad una realtà mista, la quale però diventa immediatamente una tipica famiglia egiziana di fede islamica. La madre accetta la cultura, le usanze e la religione del marito e sembra che la loro esistenza possa essere come quella di qualsiasi altra famiglia americana.

Ciò che nessuo dei componenti del nucleo famigliare può immaginare, è che la figura paterna sia un terrorista. Un uomo che cerca di inculcare a suo figlio Zak quello che il fondamentalismo islamico dice. Un uomo che cresce i propri figli insegnando loro che le persone vanno distinte in base a razza e religione. Dopo l’arresto del padre, la vita del piccolo Zak è un susseguirsi di eventi che lo travolgono, senza che lui possa in alcun modo controllarli.
Gli infiniti trasferimenti, i continui passaggi da una scuola all’altra,  dove si trova sempre ad essere vittima di bullismo, le visite in prigione al padre e la difficoltà economica che sopraggiunge dopo un certo periodo. Zak è un bambino che trascorre la maggior parte del suo tempo a casa, tra videogiochi e televisione, impossibilitato a creare qualsiasi legame sociale con chi gli sta intorno.
Incapace, inoltre, fino ad una certa età, di considerare suo padre per quello che realemente è, ovvero un terrorista. Ciò che questo difficile periodo porta di buono, è l’intesificarsi del rapporto con la madre.

Col passare degli anni il ragazzo cresce e inizia, pian piano, ad avere i primi rapporti sociali. Stringe amicizie con persone di altre religioni e capisce che in realtà, non vi è alcuna differenza sostanziale con queste persone. Scopre quindi che tutte le convinzioni che suo padre aveva cercato di inculcargli erano errate e false.
Zak capisce di non essere suo padre, comprende che è arrivato il momento di cambiare vita, nonostante gli ritorni in mente quella frase che suo zio disse quando egli era ancora un bambino, e ad un poligono di tiro riuscì a colpire in pieno la luce che stava sopra il bersaglio: “Tale padre, tale figlio”.

Egli aveva quindi tutte le caratteristiche della figura paterna. Una frase che lui avrebbe compreso pienamente solo dopo tanti anni.
Una frase che prenderà come punto di partenza per diventare la persona più lontana possibile da quel terrorista, che il destino aveva deciso che fosse suo padre.

Quella di Zak è la storia di una scelta, una scelta che ha cambiato la sua vita in meglio e lo ha reso una persona migliore. Una persona che ora ha trovato il coraggio di parlare in pubblico della sua difficile storia. Come ha fatto per TED, un’organizzazione no profit, devota alla diffusione di idee, con interventi della durata media di 20 minuti, che riguardano qualiasi tipo di argomento.

Concludo con uno dei pezzi che ho sottolineato:
È la storia di un ragazzo che venne allenato ad odiare, e di un uomo che scelse un sentiero differente“.

Il link per acquistare il libro: https://www.ibs.it/figlio-del-terrorista-storia-di-libro-zak-ebrahim-jeff-gilles/e/9788817079549?inventoryId=46324868

L’intervento di Zak per  TED.

Gezim Qadraku.

Un uomo

Un uomo è colui che nasce con degli ideali, che li porta avanti e li difende durante la sua esistenza, per i quali è pronto ad accettare carcere e torture disumane. Un uomo è colui che accetta la morte, purché le sue idee e i suoi valori restino immutati, affinché le cose possano cambiare. Un uomo è colui che accetta la lotta in nome di un popolo, di un paese, della libertà e della democrazia.
Un uomo, lo era Alekos Panagulis, che nella Grecia dei colonneli cercò di uccidere il militare che vi era a capo di quel regime, Georgios Padadopulos.
È proprio da quell’attentato che inizia il libro di Oriana Fallaci.
Una descrizione ricca di particolari, capaci di prendere il lettore e farlo sentire parte integrante di quegli attimi di follia. Una minuziosità nel riportare ogni minimo fatto, che la scrittrice e giornalista fiorentina mantiene per tutta la durata della sua opera.
Si passa dall’attentato alla carcerazione di Alekos. Un periodo nel quale l’eroe della resistenza greca dovette subire le peggiori torture possibili e immaginabili. Capace di persistere a tutto, mai domo, ricordato dai suoi aguzzini come l’unico in grado di resistere con una fermezza impossibile da immaginare.

Ma questa non è soltanto la storia di un uomo, questa è anche una bellissima storia d’amore. Quella che nasce tra l’eroe greco e la giornalista italiana. Dopo che la detenzione di Alekos aveva smosso la stampa internazionale, Oriana corse in Grecia per intervistarlo al momento della sua liberazione. Fu sufficiente quell’incontro per permettere ai due di innamorarsi. Una relazione vissuta al massimo, un’intesa di ideali, di lotta, di condanne, che portò il loro amore ad essere qualcosa di difficilmente rintracciabile altrove. Un rapporto basato innanzitutto sulla stima reciproca di uno nei confronti dell’altra, tanto che Panagulis descriverà Oriana  con le parole:

Sei stata una buona compagna. L’unica compagna possibile.”

Questo non può essere semplicemente considerato un romanzo o un libro, questa è un’esperienza di vita, di ideali, di lotta, di amore. Ciò che è stata la vita sia di Alekos che di Oriana. Due personaggi scomodi per molti, che hanno trascorso la loro esistenza portando avanti le proprie idee, cercando di non mischiarsi mai alla folla e nel caso di Alekos, pagando a caro prezzo questa purezza d’animo. Questa incapacità di sottostare a certe etichette o di affidarsi ad una corrente politica.
Un’ indipendenza totale, che lo porterà ad essere ricordato per l’eternità come un Uomo.
Un Uomo, con la U maiuscola.

Concludo con una dei tanti pezzi che ho sottolineato.
La solita fiaba dell’eroe che si batte da solo, preso a calci, vilipeso, incompreso. La solita storia dell’uomo che rifiuta di piegarsi alle chiese, alle paure, alle mode, agli schemi ideologici, ai principii assoluti da qualsiasi parte vengano, di qualsiasi colore si vestano, e predica la libertà. La solita tragedia dell’individuo che non si adegua, che non si rassegna, che pensa con la propria testa, e per questo muore ucciso da tutti.”

Il link per acquistare il libro:
https://www.ibs.it/uomo-libro-oriana-fallaci/e/9788817077668

Gezim Qadraku.