Muri

Quando decidi di costruirti un muro attorno ti senti ricordare il solito monito: “fai attenzione a ciò che lasci fuori”. Chiunque nella sua vita abbia optato per questa soluzione, lo ha fatto perché ha sentito un grande bisogno di isolarsi. E se una persona decide di abbracciare la solitudine, lo fa perché non vede altre strade percorribili.

Esattamente come coloro che scelgono di lasciare il proprio paese ed emigrare, cercando un futuro migliore da qualche altre parte. Stare da soli non è facile. Farlo per davvero intendo. C’è chi scappa e non ha bisogno del muro. Semplicemente va a vivere lontano da tutto e tutti. Oppure ci sono quelli che rimangono, ma iniziano a mettere su mattone sopra mattone, lasciando fuori tutto quello che reputano dannoso.

A volte si finisce per considerare dannoso ciò che fino a poco tempo prima si pensava parte fondamentale della proprio vita. Sono convinto che tutti abbiano iniziato a prendere in considerazione la solitudine nel momento in cui si sono accorti di non essere ascoltati. Abbiamo tutti bisogno di confidarci, di esprimere le nostre paure, di condividere le nostre gioie con qualcuno.

Smettiamo di farlo quando ci rendiamo conto che nessuno ci ascolta. Quando chi ci sta attorno ci chiede perché facciamo una determinata cosa, ci domanda che percorso di studi abbiamo scelto – dopo averglielo ripetuto migliaia di volte – quando chi dice di volerci bene e di essere pronto a fare qualunque cosa per noi e non riesce nemmeno a ricordarsi la data del nostro compleanno se la togliamo dai social network. Mentre chi solitamente non si sente ascoltato ricorda ogni dettaglio importante della vita degli altri. 

Se dici di voler bene a qualcuno, di amare una persona, ti ricordi tutto di lei. Palahniuk ha scritto che la gente ci chiede come abbiamo passato il weekend solo perché vogliono raccontarci il loro.

E così quel monito iniziale non fa più alcuna paura.
Si è pronti a lasciare fuori il più possibile da quel muro.
Col passare del tempo ci si accorge di essere soli.
Prima lo si accetta e prima si inizia a vivere per davvero.

Gezim Qadraku

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Hai mai amato?

Mi chiesero se avessi mai amato in vita mia.
Risposi loro di sì.
Domandarono com’era stato.
“Terribile” dissi.
“Perché?” vollero sapere.
“Ho amato una persona che non esisteva” replicai.
Mi guardarono straniti, non capirono, non potevano.
Non vollero sapere più niente, si alzarono e mi lasciarono solo con i miei pensieri. Pagarono ciò che dovevano, mi salutarono con sguardi ancora dubbiosi riguardo le mie dichiarazioni e tornarono ognuno a casa propria.
Il proprietario iniziò a pulire il locale, mentre aspettava che io finissi l’ultimo sorso di whisky. L’orologio segnava le 3:43, una fitta nevicata aveva imbiancato tutta la città, per strada non c’era anima viva. Di fronte al pub passò uno dei signori che mi avevano tenuto compagnia, la testa abbassata e il passo rapido, per cercare di avere la meglio contro le gelide folate di vento.
Pensai a quanti segreti avevo riferito a quegli sconosciuti quella sera. Come avevo finito, raccontando loro la più grande delle mie sofferenze sentimentali. Mi accorsi di aver compiuto un’azione che viene naturale a molte persone, quella di confidarsi con uno sconosciuto. Accade spesso, nascondere il dolore ai nostri cari, per poi espellerlo quando ci troviamo di fronte qualcuno che non ci conosce minimamente. Lo facciamo perché abbiamo paura che i nostri conoscenti ci possano giudicare.  Comportandoci in questo modo, compiamo contemporaneamente un altro errore, caratteristico di noi uomini: cercare di palesarci forti dinnanzi all’amore. Impauriti come siamo, di non dover mostrare il nostro lato umano, che come stupidi riteniamo sia il più debole, ma che in realtà, è la caratteristica più bella che abbiamo.
Andò proprio così la mia disavventura sentimentale, amai una donna che non era mai esistita. Succede di commettere questo tipo di errore, innamorarsi di una persona e costruire intorno ad essa ciò che vorremmo che lei fosse.
Poi, ai più fortunati, capita di accorgersi che si sta amando solo il frutto della propria immaginazione, ovvero il nulla. Così, inevitabilmente, si arriva alla conclusione che in questi casi, amare, è terribile. Un atto da non consigliare a nessuno, un sentimento dal quale stare alla larga.
Cosa fareste voi, se vi accorgeste che il momento più importante della vostra vita non è stato niente di reale?
Un interrogativo, questo, che mi ponevo da parecchio tempo.
Il cubetto di ghiaccio nel bicchiere si era sciolto, il proprietario aveva ormai sistemato tutti i tavoli e stava aspettando solo me.  Mandai giù quello che era rimasto del whisky, ma non mi fece alcun effetto, troppo annacquato. Prima di alzarmi diedi un’ultima occhiata al locale, guardai le mura, convinto che avessero assorbito la mia storia e avrebbero potuto raccontarla agli ospiti dei giorni seguenti. Decisi che non sarei mai più tornato in quel posto, anche se mi piaceva da sempre. Era uno di quegli ambienti che sembravano appartenere ad un’altra epoca: il marrone era il colore predominante e tutto era fatto di legno. Sulle mura c’erano quadri storici e le frasi di diversi mostri sacri della letteratura. Una, in particolare, era quella che attirava sempre la mia attenzione.
Ne parlai quasi tacendo. Io sono un maestro nel parlare tacendo, ho parlato tacendo per tutta la mia vita e ho vissuto delle vere tragedie dentro me stesso tacendo” di Fedor Dostoevskij. Mi alzai, e mentre mi dirigevo verso il bancone, pensai a come questo uomo era stato in grado di descrivere la mia vita, e quella di tutti gli esseri umani, meglio di quanto ognuno di noi avrebbe potuto fare. Pagai il conto e salutai.
Il vento gelido mi ricordò di abbottonarmi per bene il cappotto, ma non riuscì a distrarmi dai pensieri che continuavano a girarmi per la testa.
Continuavo a chiedermi cosa avrei dovuto fare della mia vita dopo una delusione del genere, ma era una domanda che mi ponevo da ormai troppo tempo. Il dolore della tragedia d’amore era nullo, se confrontato ad un’intera esistenza, la mia, passata a cercare una risposta.

Gezim Qadraku.