Ti penso ancora

Niente,
era solo per dirti che ogni tanto ti penso ancora.

Mi domando sempre se tu stia bene.
Mi rispondo che deve essere così.
Se non altro perché io continuo a preoccuparmi di te.

Ora a piccole dosi è vero, ma quanto basta.
Quanto basta per tenere viva una fortezza immaginaria che ti protegga quotidianamente dai pericoli.

Ci sarebbe un’altra cosa che vorrei dirti, ma forse è meglio che tu non la sappia.
Mi manchi.

Gezim Qadraku.

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#tenyearschallenge

Ho apprezzato molto la challenge dei dieci anni che è diventata virale sui social in questo ultimo periodo.
Mi ha permesso di fermarmi per prendere un respiro profondo.
Dopo aver buttato fuori tutta l’aria ho fatto questo lungo salto indietro.
Dieci anni fa è stato il peggiore anno della mia vita.
Si ruppe tutto quell’anno. 
Si ruppe una parte del mio corpo.
Si sgretolò l’idea che avevo dell’amicizia.
Rovinai la mia carriera scolastica.
Tutto questo non fece altro che compromettere la fiducia che i miei genitori avevano nei miei confronti.
Sono passati dieci anni e non ho realizzato nessuno dei sogni che avevo all’epoca.
Non mi ci sono neanche minimamente avvicinato alla realizzazione in realtà.
Però questa è probabilmente la cosa più bella che mi sia successa, ovvero capire che quelli che non erano i sogni che volevo realmente.
Se qualcuno mi avesse detto durante quei giorni bui che dieci anni dopo mi sarei trovato dove sono ora, non avrei mai mai potuto credergli.
Avrei soltanto potuto ringraziarlo per la fiducia.
Quindi, che ho fatto in questi dieci anni?
Ho riparato tutto quello che avevo rotto e ogni giorno cerco di rendere quelle ferite sempre più belle.
Sto provando a trasformare le fratture in radici.
Ne sta valendo la pena.

Gezim Qadraku.

Quei due…

“Mi piacciono tanto quei due.
Si amano per davvero e lo noterebbe chiunque osservandoli.
Non fanno altro che cercarsi, anche quando si trovano nello stesso posto, giusto per avere la certezza che l’altro sia lì.
Si amano senza chiedersi nulla a vicenda, se non quel sentimento che fiorisce in loro spontaneo.
Farebbero a meno di tutto ciò che li circonda, anche degli averi ai quali sono più legati, pur di portare avanti la loro storia. 
Mi ricordano quelle coppie che quando uno muore l’altro lo raggiunge pochissimo tempo dopo.
Penso che l’essenza di questo indescrivibile sentimento sia proprio questa, la consapevolezza di non poter vivere senza quella persona.”

Gezim Qadraku.

Scrittore

Fuori fa freddo, è arrivato l’inverno
Le giornate si sono accorciate e il buio bussa sempre più presto alla porta
Le mura di casa sembrano aver preso un triste color grigio
La tavola è ancora apparecchiata
Una bottiglia di vino rosso quasi vuota e un pezzo di pane troppo duro da mandare giù
Si respira tristezza e silenzio da queste parti
Guardo fuori dalla finestra alla ricerca dell’ispirazione giusta, ma non trovo nulla
La macchina da scrivere e la sigaretta sono le mie uniche salvezze
Prendo in mano il giornale, sperando di leggere qualcosa di interessante
I ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri
La gente muore in nome del proprio Dio, sperando di avere una vita migliore
Sempre le solite notizie, chiudo quelle maledette pagine
Finisco la sigaretta e mi sdraio sul divano
Spengo la luce e cerco di dormire
Lo stomaco brontola, la cena è stata troppo misera
Piange anche il portafoglio, ma non ho nessuna voglia di trovarmi un lavoro e diventare uno schiavo
I miei amici si sposano e io sogno di fare lo scrittore
Il prossimo racconto sarà quello giusto.

Gezim Qadraku.

Il Cinese

Saranno sufficienti le prime righe di questo libro per farvi immergere nella totale lettura di esso. Poi, ad un certo punto, dopo aver divorato un bel numero di pagine, vi fermerete e vi chiederete cosa diavolo abbia a che fare il titolo con la storia che state leggendo. Ciò non farà altro che aumentare la vostra curiosità, rendendo molto difficile l’atto di staccarvi da questo bellissimo romanzo.

Risulta scorretto definire questa opera semplicemente come un giallo-thriller. Il Cinese è un libro molto più ampio, che poggia le sue basi su un efferrato omicidio avvenuto in un paesino sperduto della Svezia e riesce a toccare paesi lontani come l’America e la Cina, coprendo uno spazio temporale lunghissimo.
L’autore cattura immediatamente l’attenzione del lettore, conducendolo in questi viaggi geografici e nel tempo, sempre grazie al filo conduttore della strage avvenuta nel paese scandinavo. L’opera riesce nell’impresa di mescolare una storia inventata, con la realtà che che ci ciroconda.
Mankell mette in risalto le operazioni discutibili effettuate negli ultimi periodi dalla Cina, come per esempio i lavori che gli asiatici stanno portando avanti nel continente africano, denunciandone le modalità. Per poi passare a descrivere la situazione degli schiavi nell’800 in America.

Pochissime volte mi era capitato di leggere così tante pagine, 587, in pochi giorni.
Mankell non ha di certo bisogno di presentazioni, uno dei migliori scrittori degli ultimi anni nel suo genere. Questo libro ne è una rappresentazione fedele della sua bravura.
Una storia capace di snodarsi in una miriade di realtà, caratterizzata da diversi personaggi, tutti descritti in maniera sublime, che non vi farà annoiare neanche per un secondo.
Questo è assolutamente uno dei libri che dovete leggere il più presto possibile.

Concludo, come sempre, riportando uno spezzone che ho sottolineato con la mia amata matita:

“D’un tratto una donna si mise a cantare. L’interprete disse che era una ninna nanna. Hong ricordò una cosa che aveva sentito dire. Nei paesi poveri le donne portano i loro bambini sulla schiena perché devono avere le mani libere per lavorare, in Africa nei campi con le zappe, in Cina nell’acqua fino alle ginocchia per piantare il riso. Il ritmo con il quale un piede muove una culla è lo stesso delle anche di una donna che cammina. E il bambino dorme. “

Link per l’acquisto: https://www.ibs.it/cinese-libro-henning-mankell/e/9788831708098

Gezim Qadraku.