Scrittore

Fuori fa freddo, è arrivato l’inverno
Le giornate si sono accorciate e il buio bussa sempre più presto alla porta
Le mura di casa sembrano aver preso un triste color grigio
La tavola è ancora apparecchiata
Una bottiglia di vino rosso quasi vuota e un pezzo di pane troppo duro da mandare giù
Si respira tristezza e silenzio da queste parti
Guardo fuori dalla finestra alla ricerca dell’ispirazione giusta, ma non trovo nulla
La macchina da scrivere e la sigaretta sono le mie uniche salvezze
Prendo in mano il giornale, sperando di leggere qualcosa di interessante
I ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri
La gente muore in nome del proprio Dio, sperando di avere una vita migliore
Sempre le solite notizie, chiudo quelle maledette pagine
Finisco la sigaretta e mi sdraio sul divano
Spengo la luce e cerco di dormire
Lo stomaco brontola, la cena è stata troppo misera
Piange anche il portafoglio, ma non ho nessuna voglia di trovarmi un lavoro e diventare uno schiavo
I miei amici si sposano e io sogno di fare lo scrittore
Il prossimo racconto sarà quello giusto.

Gezim Qadraku.

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Il Kanun di Lek Dukagjini

Vi sarà sicuramente capitato di leggere, o sentire, una di quelle vicende albanesi dove una persona viene uccisa per la “vendetta di sangue”, o negli ultimi tempi, di famiglie costrette ad una vita assurda, rinchiuse in casa, impossibilitate ad uscire per paura di essere ammazzate.

L’antico codice di Lek Dukagjini è il motivo che permette a queste realtà di sopravvivere ancora oggi.  Delle origini di questo manoscritto non si ha una versione chiara, ma ciò che si conosce è che sia stato tramandato oralmente, di generazione in generazione negli anni, fino ad arrivare ai giorni nostri.
Fu il francescano del Kosovo, padre Shtjefën Kostantin Gjeçov, ad occuparsi della messa per iscritto delle tantissime regole che dettavano le modalità della vita di un albanese.

Questa opera non è un romanzo, anzi, somiglia più al codice civile che usereste per preparare un esame di Diritto Privato. La lettura quindi risulta non proprio semplice, visto che si passa di legge in legge, di paragrafo in paragrafo. Un po’ come se decideste di leggervi la Costituzione italiana.
Io per primo ho saltato argomenti dei quali non nutrivo interesse, come per esempio le regole che riguardano il bestiame, giusto per fare un esempio.

Attenzione, la mia, che è stata catturata soprattutto da temi come quello del matrimonio e della vendetta di sangue.
Leggere il Kanun vi permetterà di comprendere molto della popolazione albanese. Innanzitutto capire da dove arriva quello che comunemente viene identificato come il miglior pregio di questo popolo, ovvero l’ospitalità.

CAPO XVIII
L’onore nella società. 
ART. 96 
L’OSPITE.
La casa dell’albanese è di Dio e dell’ospite”.

Oltre ai pregi, vi sono presenti anche i motivi che permettono di capire il perché dell’esistenza, in certe famiglie, di una mentalità retrograda. La figura della Donna in questo caso gioca un ruolo cruciale. Considerata sempre un corpo esterno della famiglia e mai la notizia della nascita di una femmina veniva ben accolta. Anzi, si usava dire che alla sua nascita “piangevano perfino le travi di casa“.
Concludendo con la vendetta di sangue, realtà che purtroppo esiste ancora e non sembra destinata a concludersi, nella quale possiamo trovare quel fortissimo orgoglio albanese. Perchè “il danno si paga nella sua entità, e non con la multa“.

Concludo con un pezzo sottolineanto nell’introduzione di Donato Martucci:

“Il termine kanun deriva etimologicamente dal termine greco kanòn, che significa in italiano riga o righello, lo strumento per tirare righe. Metaforicamente, è ciò che serve per applicare in modo giusto e onesto le leggi tramandate a memoria di generazione in generazione e non codificate”.

Link per l’acquisto del libro:https://www.ibs.it/kanun-di-lek-dukagjini-libro-vari/e/9788862801140

Gezim Qadraku.

Il Cinese

Saranno sufficienti le prime righe di questo libro per farvi immergere nella totale lettura di esso. Poi, ad un certo punto, dopo aver divorato un bel numero di pagine, vi fermerete e vi chiederete cosa diavolo abbia a che fare il titolo con la storia che state leggendo. Ciò non farà altro che aumentare la vostra curiosità, rendendo molto difficile l’atto di staccarvi da questo bellissimo romanzo.

Risulta scorretto definire questa opera semplicemente come un giallo-thriller. Il Cinese è un libro molto più ampio, che poggia le sue basi su un efferrato omicidio avvenuto in un paesino sperduto della Svezia e riesce a toccare paesi lontani come l’America e la Cina, coprendo uno spazio temporale lunghissimo.
L’autore cattura immediatamente l’attenzione del lettore, conducendolo in questi viaggi geografici e nel tempo, sempre grazie al filo conduttore della strage avvenuta nel paese scandinavo. L’opera riesce nell’impresa di mescolare una storia inventata, con la realtà che che ci ciroconda.
Mankell mette in risalto le operazioni discutibili effettuate negli ultimi periodi dalla Cina, come per esempio i lavori che gli asiatici stanno portando avanti nel continente africano, denunciandone le modalità. Per poi passare a descrivere la situazione degli schiavi nell’800 in America.

Pochissime volte mi era capitato di leggere così tante pagine, 587, in pochi giorni.
Mankell non ha di certo bisogno di presentazioni, uno dei migliori scrittori degli ultimi anni nel suo genere. Questo libro ne è una rappresentazione fedele della sua bravura.
Una storia capace di snodarsi in una miriade di realtà, caratterizzata da diversi personaggi, tutti descritti in maniera sublime, che non vi farà annoiare neanche per un secondo.
Questo è assolutamente uno dei libri che dovete leggere il più presto possibile.

Concludo, come sempre, riportando uno spezzone che ho sottolineato con la mia amata matita:

“D’un tratto una donna si mise a cantare. L’interprete disse che era una ninna nanna. Hong ricordò una cosa che aveva sentito dire. Nei paesi poveri le donne portano i loro bambini sulla schiena perché devono avere le mani libere per lavorare, in Africa nei campi con le zappe, in Cina nell’acqua fino alle ginocchia per piantare il riso. Il ritmo con il quale un piede muove una culla è lo stesso delle anche di una donna che cammina. E il bambino dorme. “

Link per l’acquisto: https://www.ibs.it/cinese-libro-henning-mankell/e/9788831708098

Gezim Qadraku.