Hai da fare stasera?

Abbiamo appena finito di cenare, la pasta al pesto era squisita, che fortuna avere una mamma brava in cucina. Mentre racconto a papà come penso sia andata la versione di latino mi vibra il cellulare. È lei, mi ha scritto su WhatsApp:
“Hai da fare stasera?”
Le regole dei miei sono chiare: niente uscite la sera durante la settimana, solo il sabato a patto che vada a casa di qualche amico. Cavolo, ma come posso non uscire se è lei a chiedermelo?
Dopo aver letto il messaggio rinfilo in tasca il cellulare e penso a cosa inventarmi, nel frattempo proseguo la conversazione con papà e aiuto mamma a sparecchiare.
Quando tutto è in ordine provo ad usare la più banale delle scuse:
“Mamma dovrei portare a Luca gli esercizi di algebra che abbiamo fatto oggi”
“Perché?”
“Perché non è venuto a scuola e mi ha appena scritto se posso gentilmente portarglieli”
“Una cosa veloce mi raccomando è, non tardare, che sono già le 20:15!”
“Faccio velocissimo!”
“Vai in bicicletta?”
“Sììì!”
Vado in camera di corsa, rispondo ad Alice, metto la felpa e prendo la cartella ancora piena di libri e quaderni di oggi.
“Dove stai andando?” mi domanda dubbioso mio padre.
“Papà vado da Luca a portargli gli esercizi di algebra che abbiamo fatto oggi, è da due giorni che non viene a scuola”
“Ah ok ok bravo, salutami Gaetano”
“Va bene!”
Merda, spero che veda il papà di Luca il più tardi possibile, altrimenti gli chiederà di quando sono passato.

Prendo la bicicletta e mi fiondo a casa di Alice, abita vicino alla stazione, sono una decina di minuti da casa mia. Vado velocissimo, ancora non ci credo che mi abbia chiesto di vederci.
Il numero ce lo siamo scambiati qualche mese fa per un lavoro di gruppo, siccome solo io lei e Luca abitiamo a Castelfrotta.
Devo ammetterlo, ho una cotta per lei da due anni ormai, da quel primo giorno di scuola del liceo. Mi piace perché è veramente diversa da tutte le altre ragazze che ho in classe. Con lei è molto difficile attaccare bottone, appena provi a dirle qualcosa in più per provarci lo capisce subito e ti fa passare la voglia. Non se ne fa nulla dei soliti complimenti maschili privi di fantasia, li odia proprio.
Penso che voglia un ragazzo strano quanto lei.
Ha bisogno di qualcuno che le stia vicino, ma non troppo, perché lei ci sa stare da sola e ha follemente bisogno del suo spazio, della sua aria vitale.
Non accetta di essere soffocata.
Però allo stesso tempo, ogni volta che si gira vorrebbe avere una persona al suo fianco, con la mano pronta ad accarezzarla. È una ragazza lunatica, quindi potrebbe tranquillamente passare una settimana ad odiare il suo ragazzo, per poi saltargli addosso nel momento in cui si rendesse conto di come l’ha trattato. È strana e molto particolare, è una ragazza impossibile da conquistare. Sento che ha tanto da dare e ne è consapevole, e proprio per questo vuole essere sicura di dare il suo amore ad un ragazzo che se lo meriti.

Appoggio la bicicletta al lampione e mi siedo sul marciapiede di fronte al suo palazzo ad aspettarla, non faccio in tempo ad avvisarla del mio arrivo che lei è già scesa. Ha una felpa che la sta grande, sarà di suo fratello, a me le ragazze con le felpe dei maschi mi fanno letteralmente impazzire. Ha i pantaloncini cortissimi e le converse nere, si è dimenticata di togliersi gli occhiali. Li usa solo quando deve leggere o fare esercizi.
“Cosa vuoi fare?” le chiedo a fatica mentre lei mi sorride e dà un’occhiata alla mia bicicletta.
“In realtà non posso stare giù più di tanto, ho detto ai miei che andavo a salutare una mia amica delle medie”
“Io invece ho detto ai miei che andavo a portare i compiti a Luca”
Sorridiamo entrambi e decidiamo di andarci a sedere su una panchina poco distante da casa sua. È la prima volta che stiamo da soli, ci sediamo sulla panchina, ma lei si siede un po’ distante da me, chiaro segnale che non devo provare ad avvicinarmi, è già tanto che io sia qui da solo con lei.
Ero convinto di sentirmi in imbarazzo o di non riuscire a parlare, invece la conversazione continua senza interruzioni. I minuti passano e il cielo si copre di nuvole che non promettono bene.

“Mi sa che viene a piovere”
“Sì, è caduta una goccia sulla lente destra degli occhiali”
“Dai torniamo a casa, siamo fuori da quasi un’ora ormai”
“L’hai mai fatto?”
“Cosa?”
“Stare sotto la pioggia”
“No, mai!”
“Dovresti, è bellissimo! Io sto qui, tu vai pure se sei in ritardo”
Non le dico niente e decido di rimanere, col cavolo che me ne vado.
Le gocce si trasformano in un temporale e in un battito di ciglia siamo praticamente fradici, lei ha la testa rivolta al cielo e gli occhi chiusi.
“BELLO VERO?”
“SIII”
In realtà non è bello per niente, chissà cosa dirò a mamma quando tornerò a casa.
Però non posso andarmene così, dovevo dimostrarle che anche io sono strano quanto lei.

Il temporale dura meno di dieci minuti, mi alzo in piedi e cerco di trovare un modo per asciugarmi. Lei rimane seduta, prende il cellulare e inizia scorrere in giù con il pollice.
“Dobbiamo fare un’ultima cosa”
“Cosa?”
“Ascoltiamo una canzone, così ci ricorderemo questo momento per sempre”
Mi siedo di fianco a lei, questa volta non lascio nessun centimetro di distanza. Lei va su YouTube e digita il titolo della canzone. Le prendo la mano e la stringo, lei appoggia la testa sulla mia spalla. È la prima volta che ascolto questa canzone.
Mi piace da subito, parla d’amore e il testo è bellissimo. Mi rimane impressa una frase:
“Continuerai farti scegliere o finalmente sceglierai?”

Gezim Qadraku.

 

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