Hei tu, mi piaci.

Venerdì sera, Berlino, orario di punta, la metropolitana è piena. Nessuno vorrebbe essere qui in questo momento, le facce delle persone non sono un gran programma. Tutti distrutti dalla settimana lavorativa appena conclusa. La giornata è iniziata nella peggior maniera possibile, solo quando ho preso la metro stamane, mi sono accorto di aver dimenticato l’ipod a casa. Non sono uno che legge, mi annoia, mi fanno addormentare i libri. La musica è l’unico modo che ho trovato per far passare più velocemente possibile, il tempo che separa la mia fermata da Alexandeplatz. In ufficio è stata una gara a chi lavorava di meno, il venerdì è il giorno dell’orologio. Un continuo chiedersi quanto manca alla fine della giornata.
Sono appena salito e non c’è posto per sedersi, inizio a fissare la gente che mi sta intorno, provando ad immaginarmi le loro vite, ma questo esercizio risulta poco interessante. Dopo due fermate mi giro verso le porte per osservare chi entra, la decisione risulta essere ottima perché mi accorgo di una ragazza che è appena salita. E’ molto giovane,  è vestita in modo elegante, starà facendo uno stage in qualche azienda importante. Ci scambiamo uno sguardo intenso, mi piace, le piaccio, mi sorride, le sorrido. Dopo questi fugaci primi secondi di sintonia, entrambi, cercando di non dare nell’occhio, cerchiamo di avvicinarci. Passano due fermate e siamo vicinissimi, la folla di persone attorno a noi facilita le nostre intenzioni, le nostre braccia si toccano. Non ci guardiamo, ma ci sentiamo. Lei è rivolta verso le porte, io guardo dalla parte opposta. Non manca molto al capolinea, non so che fare, nonostante abbia un mucchio di scuse per tentare l’approccio. Ha un libro in mano, non riesco a vedere la copertina, ma potrei lo stesso chiederle com’è. Potrei spacciarmi per uno che è appena arrivato a Berlino e farle qualche domanda stupida.
Il tempo passa inesorabile, la mia fermata si avvicina. Cambio idea, qualcosa mi dice che scenderà con me. Mi convinco che una volta soli sarà tutto più facile.  Penultima fermata.
Non sento più il suo braccio, mi giro, sta uscendo. Se ne va con un passo veloce e deciso. Si aspettava la mia mossa, è rimasta delusa.
Mi guardo attorno, i posti sono quasi tutti liberi. Manca una sola fermata, mi siedo lo stesso.
Mi sono bastati quei pochi secondi di contatto per rivitalizzarmi. Il mio corpo è da ormai troppo tempo teso come una corda. Mi manca l’amore. Mi manca il contatto con una donna, accarezzarla, baciarla, tenerla per mano. Mi sto dimenticando cosa si prova.
La metro è arrivata al capolinea, scendo.
Passo il tempo che mi separa dalla stazione a casa mia pensando a come sarebbe potuto essere il futuro con lei. Non riesco a fare nessuno sogno erotico, era una di quelle ragazze con la quale sarei rimasto abbracciato tutto il giorno.
Forse ci si ama di più durante un abbraccio che mentre si fa l’amore.
Ripenso a tutte volte che è già successo, quante ragazze interessanti ho lasciato andare via senza fare niente. Mi ripeto la frase che utilizzo sempre in queste situazioni, per cercare di voltare subito pagina.
Non era quella giusta, tranquillo.
Se vi piace una persona, fermatela e diteglielo.
Hei tu, mi piaci.

Gezim Qadraku.

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2 pensieri su “Hei tu, mi piaci.

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