Al ristorante

Il cameriere chiese ai due cosa volessero da bere.
“Che vino vuoi amore?”
“E’ indifferente”, rispose lei senza un minimo di interesse.
Quell’atteggiamento fece arrabbiare Riccardo. Si presentava, ancora una volta, la solita situazione. L’incapacità di Amina nel prendere una decisione.
Era la loro prima cena da coppia. Stavano insieme da un paio di mesi, ma questa caratteristica caratteriale della ragazza era subito saltata all’occhio di lui. Si conoscevano ancora poco, e lei non era una di quelle persone che condividono immediatamente i propri segreti. A differenza di Riccardo, che dopo pochi giorni le aveva raccontato quasi tutta la sua vita. Era una ragazza silenziosa lei, quel tipo di persona che ha sofferto molto nella vita, e ha superato le difficoltà da sola, senza dover chiedere aiuto a nessuno. Atteggiamento caratteristico di molti, quello di chiedere il sostegno degli altri quando si trovano in difficoltà. Lei invece era convinta che non bisogna appoggiarsi a qualcuno quando non si sta bene, perché se la persona in questione ad un certo punto decide di andarsene, poi come si fa?
Succede spesso. Le persone se ne vanno e ti lasciano lì, da solo, con i tuoi guai.
Il ragazzo rimase in silenzio per più di un minuto, cercando di contenere la sua rabbia, mentre lei continuava a non guardarlo. Girava e rigirava le pagine del menù.
L’aveva avvertito appena si erano conosciuti che non era il tipo di persona che fa questo genere di cose. A lei non interessavano le cene o i posti di gala. Era una di quelle ragazze che preferiscono una scatola di gelato davanti alla serie tv del momento, per festeggiare l’anniversario. Lui non ne aveva voluto sapere e l’aveva portata in uno dei migliori ristoranti della città.
“Possibile che non scegli mai? Non ti può sempre andare bene ogni cosa!”
“Sì invece”.
“NO INVECE.
NON FAI MAI UNA SCELTA.
DICI SEMPRE CHE TI VA BENE TUTTO. E’ SEMPRE INDIFFERENTE PER TE.
NON E’ POSSIBILE!!”.
Riccardo non era riuscito a contenere la sua ira. La ragazza smise di leggere il menù, avvicinò la sedia al tavolo e iniziò a parlare, fissando Riccardo.
“Non ho mai avuto la possibilità di scegliere, perché non ho mai avuto niente nella mia vita. Da piccola qualsiasi cosa c’era nel frigorifero andava bene. E se per caso non mi piaceva, dovevo farmela piacere. A papà è stata amputata una gamba quando avevo solo tre anni. Lui non poté più lavorare da quel momento. Mamma cuciva i vestiti dei nostri amici quando raramente glieli portavano. Avrebbe potuto fare la sarta, ma non abbiamo mai avuto i soldi per aprire un negozio.
Luka aveva iniziato a fare qualche lavoretto qua e là, portava sempre qualche soldo a casa. Mamma aveva paura che prendesse qualche giro strano. Andava lui a comprare il cibo, o meglio, quello che potevamo permetterci con quei soldi, in tempo di guerra. Le uova erano il prodotto che costava di meno. Acqua ed elettricità diventarono un lusso in quel periodo, quindi mamma, nei brevi momenti in cui c’erano sia acqua che elettricità, ci preparava grosse porzioni di cibo, in modo tale da averlo pronto per giorni. Capitava che mangiassimo uova per una settimana intera. Si raffreddavano, ma era comunque un miracolo trovare qualcosa nel piatto all’ora di cena. Non abbiamo mai avuto niente noi.
Sono nata povera, ho rischiato di morire povera, ma il destino ha deciso diversamente. Per me vivere ha sempre significato soffrire e non avere quello di cui avevo bisogno. Ho smesso di sognare nel momento in cui ho iniziato ad andare a scuola. Non era consigliabile farlo, meno sognavi e più la tua vita era semplice. La realtà, vera e cruda, mi è stata gettata addosso sin da piccola. I sogni non si realizzano, il mondo è un posto ostile dove chiunque è pronto farti cadere. Aspettavo Babbo Natale quell’inverno, ma arrivarono solo bombe. Un centinaio, ogni giorno. Fu così per più di tre anni. Smisi di andare a scuola, passavo le giornate a contare le esplosioni. Poi fummo costretti a scappare, a rifugiarci nei boschi. Del cibo non c’era più traccia, così non ci rimase altra scelta che iniziare a mangiare la colla dei cartelloni pubblicitari e le ortiche. Questo è stato il mio pasto per alcuni mesi.
Sono sopravvissuta alla guerra e mi hanno portata qui. Avevo solo dodici anni e sono cresciuta in mezzo a persone che nel weekend andavano a mangiare caviale e Champagne. Io non sapevo manco cosa fosse il caviale.
Quindi avere tutto e poter scegliere, sono delle novità per me. Non riesco ad abituarmici. Non riesco a preferire una cosa rispetto ad un’altra, e non sarò mai in grado di lamentarmi.
Ogni situazione che vivo è migliore di quelle in cui sono cresciuta.
Non me ne frega proprio un cazzo del vino. Bianco,rosso o rosè, scegli quello che preferisci. Pure il vino è una novità. Sono cresciuta con l’idea che l’alcool fosse una cosa da ricchi, e io sono sempre stata povera”.
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