Come stai?

Siamo rimasti in contatto, o meglio, io non ce l’ho fatta  a cancellare il suo numero. Ho trascorso i primi tempi a seguirla su Facebook, peggio di uno stalker. Poi sono passato alla fase, ti tengo tra gli amici, ma deseleziono l’opzione “segui”, almeno non vedo ogni cosa che fai.
Solitamente ci sentiamo per le feste, Natale, Pasqua e ai nostri compleanni. Io le mando gli auguri e lei risponde. Messaggi brevi, senza punteggiatura o faccine. Freddi, io perché cerco di nascondere quello che provo, mentre lei risponde solamente perché è gentile.
Passa il tempo e  mi chiedo perché continuo questa imbarazzante commedia, dove voglio arrivare comportandomi così?
Nulla me la riporterà indietro, anzi, non faccio altro che farle capire che io non riesco proprio a voltare pagina.
Sono a tavola, mamma e papà commentano il telegiornale, squilla il cellulare. Lo tiro fuori dalla tasca, è una chiamata. “Lei”, l’ho salvata così.
Una delle regole di casa è quella di non utilizzare il telefono mentre si mangia, me ne fotto. Mi alzo, esco dalla cucina e rispondo. Sento la voce di mia madre che prova a rimproverarmi. Ho quasi trent’anni, guarda te come sono conciato.
“Hei”
“Hei ciaoo, come stai? Ti disturbo?”

Sì che ti sta disturbando, è orario di cena dovrebbe saperlo.

“No no figurati, tutto bene grazie. Tu? Successo qualcosa?”

Ma perché ti preoccupi subito? Perché sei già pronto a correrle in aiuto? Perché?

“No no, tutto bene tranquillo”

Che cazzo vuoi allora?

“Che strano”
“Cosa?”
“La tua voce, non mi aspettavo una telefonata”

Ovvio che non te l’aspettavi idiota, sono passati sei anni e lei si è rifatta una vita, a differenza tua.

“Già, sono passati tanti anni”
“Sei”

Bravo, già che ci sei dille anche qual era la data del vostro anniversario.

Esatto”
“Allora che mi racconti?”
“Maa, niente di che. Solita vita, con Alessandro va tutto bene, il lavoro pure. Tu invece?”

Diglielo che tu vai di merda, diglielo che non fai altro che pensare a lei, diglielo che un giorno sì e uno no sei sul suo profilo, diglielo che in fondo ci speri ancora.

“La solita routine anche io. Lavoro, casa e qualche serata con i soliti amici”

Esatto, la stessa merda da quando vi siete lasciati. Un’altra donna manco per sbaglio.

“Dai non dirmi che non ti vedi con nessuna”

Sorride la stronza, lo sa che sei uno sfigato. Ora mi raccomando, faglielo capire che non vedi una vagina da anni.

“Emm, no. Ecco, cioè. Sì, cioè con una. Si ma niente di che”

Ottimo lavoro, non c’era miglior modo per farglielo capire.

“In realtà una cosa dovrei dirtela”

Tranquillo non farti prendere dal panico, non vuole tornare da te. Rilassati pure.

“Dimmi tutto”
“Io e Alessandro abbiamo scelto la data del nostro matrimonio. Il 19 luglio. Mancano solo due mesi lo so, ma ero indecisa se dirtelo o meno ecco. Perché in fondo mi farebbe piacere se tu venissi”

Mandala a fanculo, te lo sta offrendo su un piatto d’argento. Fallo, è arrivato il tuo momento. Fai l’uomo, mostrale chi sei. Non può comportarsi così, non può invitarti al suo matrimonio. Non si fa, non è corretto. Urlare addosso, dille tutto quello che ti passa per la testa. Non te ne pentirai, è arrivato il momento di metterci una pietra sopra. Fallo e basta. DAI.

“Ti ringrazio per l’invito, mi fa piacere davvero”

NO NO NO, NON COSI’, NON PUOI DARGLIELA VINTA ANCORA. DILLE CHE TI FA PIACERE MA CHE NON CI ANDRAI, DIGLIELO.

“Farò il possibile per esserci”
“Sei davvero gentile, dai allora fammi sapere. Ora ti saluto che devo andare, mi ha fatto piacere sentirti”
“Anche a me davvero, ci sentiamo. Ciao ciao”

Bravo coglione, bravo!

Torno in cucina, mamma mi guarda male. Non faccio in tempo a sedermi che inizia ad urlarmi contro.
“Da quando ci si alza da tavola? E’ Gianluca?”
“Dai Paola, avrà avuto i suoi buoni motivi”
“No, niente buoni motivi. Non abbiamo mai risposto ai cellulari a tavola”
“Se lo ha fatto…”
“Non doveva farlo. Almeno dicci chi era di così importante!!”
“Era Sara. A luglio si sposa con Alessandro. Mi ha invitato al matrimonio”
Il silenzio piomba sulla cucina, mamma non urla più, papà fissa il piatto.
“Scusate, ma non ho più fame”. 

Gezim Qadraku.

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