Triste quotidianità

Ci stringiamo la mano, ci salutiamo,  mi augura buona fortuna. Sono stato licenziato, il capo è stato così gentile da chiamarmi in ufficio e non farmelo sapere tramite una lettera. Torno giù in magazzino, non mi va di dirlo a nessuno. Passo mezz’ora a fare finta di fare qualcosa, suona la campanella, è finita un’altra giornata di lavoro. Per me è stata l’ultima in questo magazzino, prendo il mio zaino e mi dirigo verso l’uscita. Saluto Mario, mi dice che rimane anche stasera a fare un’ora di straordinario. Mi augura buon weekend, lui lo passerà a lavorare. Ormai la gente non lavora più per il proprio benessere, la gente lavora per non perdere il lavoro. Un’ora di straordinari tutti i giorni, il sabato è diventato scontato, ora si lavora anche la domenica.
Riposo? Mai. Soldi? Il giusto per non morire di fame.
Non c’è più una vita, c’è solo l’identica meccanica giornata lavorativa. Stessi orari, stesse mansioni, per tutti i giorni. Uccide solo l’idea, figurarsi la realtà. Salgo in macchina, consapevole che sarà una delle ultime volte che la guiderò, se non troverò un altro lavoro. Di questi tempi è più probabile vincere al lotto che trovare un lavoro. Ho duecento euro sul conto, non so se mi arriverà lo stipendio di questo mese. Vado al supermercato, il frigo stamattina era vuoto. E’ una fredda sera d’autunno, il supermercato è deserto, sembra che anche gli articoli siano depressi, c’è una orribile canzone triste di sottofondo. Fa freddo in tutti i reparti, non solo in quello dei surgelati. Non c’è nulla che attira la mia attenzione, prendo due birre, mi è passata la fame. Arrivo alla cassa, il cassiere è stravaccato sulla sedia che fissa nel vuoto. Non mi saluta neanche, batte una birra, moltiplica per due, mi chiede i soldi. Pago, esco. Salgo in macchina, apro una birra e me la scolo tutta d’un fiato.
Parto, alla radio annunciano la morte di due giovani ragazzi che si sono fatti esplodere in nome del loro Dio. Forse avrei dovuto aggrapparmi anch’io ad una religione, sembra che le vite dei credenti siano così felici, qualsiasi cosa accada è merito di Dio. Io l’ho sempre considerata una perdita di tempo. La notizia successiva riguarda il ritrovamento di acqua su un pianeta lontano da noi anni luce, mi chiedo a cosa serva. Se non troverò un lavoro, sarò il primo a morire di sete in un pianeta dove di acqua ce n’è in abbondanza. Siamo in guerra tutti i giorni, la gente muore ancora di fame, i ricchi si arricchiscono sulle spalle dei poveri. Il mondo va a rotoli, ma sembra che questo non faccia più notizia.

Gezim Qadraku.

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2 pensieri su “Triste quotidianità

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