Vicino a lei

Eravamo in fila fuori dallo stadio, all’inizio del concerto mancavano ormai poche ore. Finalmente il momento che avevamo aspettato per mesi era arrivato.
Luca ed Elena erano qualche metro davanti a noi, riempivano l’attesa a litigare per qualche futile motivo. Io ero davanti a Chiara.
Ci siamo conosciuti un mesetto fa, alla festa di compleanno di Elena. Il solito “come va’?” si è trasformato in una conversazione che è durata tutta la sera. Le ho chiesto di uscire, ma mi ha detto che era ancora in ballo con il suo ex fidanzato, mi ha dato l’idea che la storia fosse al capolinea, avrei potuto scriverle o fare qualcosa , ma ho optato per lasciarle il suo spazio.
L’altro giorno ho scoperto che sarebbe venuta anche lei al concerto, l’iniziale felicità si è trasformata in ansia. Di certo con il suo ex le cose non andavano più bene, altrimenti non sarebbe venuta al concerto da sola.  Ho pensato a come comportarmi, a cosa dirle, ho immaginato ai vari momenti in cui ci saremmo ritrovati da soli, visto che gli altri due sono famosi per appartarsi frequentemente.  Il giorno tanto atteso è arrivato, ed eccoci qui davanti allo stadio. Abbiamo parlato per tutto il tempo,  mi è sembrata abbastanza contenta della mia compagnia. Non le ho chiesto niente dell’ex fidanzato, non volevo essere invadente.
Verso il tardo pomeriggio hanno iniziato ad aprire i cancelli, ci siamo alzati, ci siamo messi in fila e lei è rimasta dietro di me. Ogni tanto cercavo di darle una sbirciatina e la vedevo indaffarata con il cellulare, non poteva che essere il suo ex, il nostro parlare è diminuito vertiginosamente.  Ho provato una delusione enorme, tutti i miei viaggi mentali sono andati a farsi fottere in quell’istante. Ho pensato che stavano facendo pace, che non mi avrebbe più calcolato e che avrebbe fatto finta di divertirsi al concerto, o che magari se ne sarebbe andata con una scusa all’ultimo secondo.
Poi, all’improvviso dopo molti minuti di silenzio, mi sono sentito le sue mani sulle scapole, ho capito che cercava le mie. Ho subito, di scatto, portato le mani all’altezza delle sue.
Le nostre dita si sono incrociate, ho sentito la sua testa appoggiarsi alla mia schiena. Il suo corpo esile cercava di scaldarsi tramite il mio. In tutto questo, nessuno dei due ha aperto bocca, ci siamo mossi senza neanche guardarci, come se già sapessimo le mosse e i bisogni dell’altro. Come se ci conoscessimo da una vita.
Nel frattempo la fila  avanzava e l’entrata era sempre più vicina, la gente continuava a spingere. Il momento per il quale avevamo patito il freddo era a pochi passi da noi, il posto in cui tutti volevano essere era lo stadio, non in quella maledetta fila.
Io sarei rimasto lì per tutta la notte, al freddo, con le folate di vento che mi tagliavano le guance. In piedi, accanto a lei, con le sue mani tra le mie.
Avevo appena trovato il mio posto nel mondo.
Vicino a lei.

Gezim Qadraku.

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