Qualcuno volò sul nido del cuculo

Corre l’anno 1963, nell’istituto psichiatrico di Salem fa la sua comparsa il signor Randle Patrick McMurphy. Il soggetto è un tipo bellicoso, indolente a qualsiasi tipo di lavoro, aggressivo, finito in cella già cinque volte. Il suo intento è quello di fingersi un malato mentale per sfuggire alla prigione.

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Il film ci narra il suo periodo di degenza e la sua lenta, ma totale trasformazione.  Il protagonista si prende subito la scena nell’ospedale. E’ intelligente, vivace, ribelle. Mantiene un comportamento anticonformista, incomincia giocando a carte e facendo perdere agli altri pazienti tutte le loro sigarette, gioca da solo a basket, propone una votazione per cambiare l’orario delle riunioni di terapia per poter guardare le finali di baseball.
Un bel giorno, aiutato dal “grande capo”, un nativo sordomuto, riesce a scavalcare la recinzione e a mettersi alla guida dell’autobus che viene utilizzato per portare in giro i pazienti meno gravi. Insieme agli altri degenti prende una barca, spacciando sé e gli altri per un gruppo di medici.
Questo è il primo momento in cui i pazienti si ricordano di essere degli esseri umani, di non essere pazzi, di essere realmente in grado ancora, di fare qualcosa. L’avventura finisce con qualche pesce pescato e il ritorno nell’istituto.
Dopo un parapiglia scoppiato a causa delle sigarette che i degenti hanno perso giocando a carte, McMurphy e il grande capo si scagliano contro  gli infermieri e vengono portati in un altro ospedale. Qui il protagonista riceve il suo primo elettroshock e scopre che il grande capo si è finto sordomuto e nessuno lo ha mai scoperto. Oltre che col nativo, McMurphy lega  anche con Billy Bibit, un ragazzo introverso e affetto da balbuzie. Il protagonista, convinto di poter lasciare l’istituto dopo i giorni prestabiliti, scopre che così non è, e decide di provare a scappare.
Organizza con il grande capo la fuga, la sera stessa decidono di fare una festa per salutare tutti. L’alcool però manda in fumo il loro piano e il giorno successivo Billy si suicida, per la vergogna di essere stato trovato a letto con una ragazza che l’amico aveva fatto entrare nel centro per la festa. McMurphy cerca di uccidere la caporeparto, ma questo gesto gli costa caro. I medici, che lo hanno preso in antipatia sin dall’inizio decidono di “curarlo” con una lobotomia, trasformandolo così in un vegetale.

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La pellicola è tratta dal romanzo omonimo di Ken Kesey, che scrisse il libro in seguito alla sua esperienza da volontario in un ospedale psichiatrico.È uno dei tre film nella storia del cinema (insieme a Accadde una notte di Frank Capra e Il silenzio degli innocenti di Jonathan Demme) ad aver vinto tutti e cinque gli Oscar principali ( miglior film, miglior regista, miglior attore, miglior attrice, migliore sceneggiatura non originale).
L’interpretazione di Jack Nicholson è maestosa, tutti gli altri pazienti sono interpretati in maniera eccelsa. Il protagonista riesce a creare una vera e propria rivoluzione all’interno del centro, col passare del tempo i pazienti, chi più chi meno, iniziano a pensare a se stessi come persone e non solo come pazzi.
La percezione delle loro priorità cambia, capiscono che le cose importanti della vita sono al di fuori di quel centro. I suoi due cari amici riescono a carpire pienamente il messaggio di McMurphy. Il povero Billy se ne infischia delle regole e va a letto con la ragazza.
Il grande capo, prende coscienza della sua forza e la usa per riprendersi la libertà.
Al termine della pellicola viene naturale porsi qualche domanda:
Perché quei trattamenti disumani?
I pazzi esistono veramente?
Qual’è il limite che separa la sanità dalla pazzia?
Non sarà che tutti sono entrati sani nell’istituto e poi sono stati trasformati in “pazzi” come succede al protagonista?
Oltre ad essere un atto di accusa contro i manicomi, il film descrive l’intolleranza del potere (il comportamento mantenuto dalla caporeparto ne è la prova) , i meccanismi repressivi della società (occhio per occhio e il mondo diventa cieco, mi verrebbe da dire), ma soprattutto il condizionamento dell’uomo da parte degli altri uomini. Come dimostrò Milgram nel suo esperimento, la maggioranza delle persone darebbe una scossa letale ad un’altra persona solo perché è un tizio col camice bianco a chiederglielo.
Le persone che parteciparono all’esperimento erano persone normali.

Voto? 10, naturalmente.

Gezim Qadraku.

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