Immigrato: essere umano in fuga da morte certa.

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Il piccolo Aylan ha perso la vita.
La sua famiglia ha perso la forza di andare avanti.
I Siriani hanno perso l’ennesimo loro connazionale.
L’Europa ha perso l’opportunità di migliorare la vita di una famiglia, incolpevole di quello che sta accadendo nel loro paese.
Il mondo ha perso la dignità.
Abbiamo perso tutti.
Aylan non è più importante degli altri, non è più importante di tutti quegli esseri umani che sono morti per cercare una vita migliore, in un paese diverso dal loro.
Ma solo la foto cruda della morte di un bambino, è riuscita a farci rendere conto di cosa sta succedendo e di quanto stiamo sbagliando. E’ riuscita a farci capire, che anche tutti quelli che sono morti in mezzo al mare, senza che nessuno potesse fotografarli, erano persone.
Abbiamo trovato qualsiasi aggettivo per definirli.
Immigrati, rifugiati, extracomunitari, clandestini, richiedenti asilo. Dimenticandoci che sono esseri umani, proprio come noi. Ogni giorno salta fuori una nuova etichetta, un nuovo aggettivo per definire una persona e noi tutti non facciamo altro che accettare questa situazione.
Un uomo viene considerato per il colore della pelle, per il paese dove è nato, per i suoi gusti sessuali, per la sua religione, per la sua ricchezza. Un fanatico cattolico negli Stati Uniti viene visto come una persona per bene, dalla quale prendere esempio.
Un fanatico mussulmano in Africa o in medio Oriente viene visto come un terrorista.
Perché? Perché non ragioniamo più con la nostra testa, ma con quello che ci viene sputato addosso da telegiornali e giornali.
Bisogna fare i complimenti al capolavoro fatto dalla politica e dai media. Riuscire a convincere uno stato intero, che se le cose vanno male è per colpa di chi sta peggio di loro. Bisogna essere veramente ignoranti per credere che il problema di questo paese siano delle persone che come patrimonio personale, hanno quei due stracci che si portano addosso.
Nessuno lascia casa, figli, famiglia, amici per piacere. Se queste persone continuano a farlo, magari, è perché non vedono altra possibilità. Non penso che qualcuno di loro, come sogno da bambino abbia avuto quello di venire in Italia a raccogliere i pomodori o a pulire i cessi.
Facile dire, “stai a casa tua”, quando una casa ce l’hai.
Nel film “Inception”, Dom Cobb (Leonardo di Caprio) si rivolge a Mr Saito chiedendogli,
“Qual’è il parassita più resistente? Un batterio? Un virus? Una tenia intestinale?”
Mr Saito non risponde e Dom Cobb replica:
“Un’idea. Resistente, altamente contagiosa. Una volta che un’idea si è impossessata del cervello è quasi impossibile sradicarla. Un’idea pienamente formata, pienamente compresa si avvinghia, qui da qualche parte. ”
L’idea che gli stranieri siano un problema, si è impossessata del cervello di moltissime persone.
Purtroppo ci sono determinati paesi che si possono permettere il lusso di far scoppiare guerre a destra e a sinistra, senza porsi il problema delle conseguenze.
Mi sono imbattuto in un video che mostra un bambino Siriano mentre dice:“Fermate la guerra e noi staremo qui”. Lui non lo sa che la guerra fa comodo a molti.
Siamo nel 2015, abbiamo superato un limite che non doveva essere valicato. Abbiamo toccato il fondo. Ci è stato donato un pianeta meraviglioso sul quale vivere. Abbiamo la possibilità di poter condividere questa fortuna con i nostri simili.
Invece noi, che per pura casualità siamo nati nella parte migliore del mondo, non siamo riusciti a migliorare niente. Non abbiamo fatto altro che distruggere il pianeta e distruggere i nostri simili. Vorrei che ci fosse qualcuno, da qualche parte, con un potere disumano in grado di potere resettare tutto. Far ripartire tutto da zero. Perché abbiamo fallito.
Abbiamo perso tutti.

Gezim Qadraku.

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