Non è facile stare da soli

Ultimamente passavo molto tempo da Emily, eravamo amici dai tempi del liceo. C’era dell’antipatia fisica e sessuale tra noi due, per questo il nostro rapporto di amicizia era durato nel tempo. Era un momento difficile per lei, stava andando incontro alla morte. Non mi riferisco alle condizioni fisiche o a qualche brutta malattia. Stava bene fisicamente, sulla quarantina, sposata con due bambini, lavorava come primario in uno degli ospedali migliori della città.
La malattia era invisibile. Un pomeriggio, l’ennesimo passato a bere in cucina, arrivò sua figlia Adeline, la più grande. Aveva 15 anni, frequentava le superiori.
“Mamma, ho bisogno di un favore. Sto scrivendo un tema per compito, mi devi dire cosa facevi alla mia età”.
“Alla tua età mi preoccupavo di quello che la gente pensava di me, buttavo via gli anni migliori della mia vita.” Le rispose. La ragazzina non capì del tutto, ringraziò e tornò in camera sua a finire il tema. Io, nonostante le mie pessime condizioni fisiche ed economiche, ero ancora vivo. Non lavoravo, tiravo a campare come potevo. Ogni tanto mio padre mi mandava qualche assegno. Emily mi ospitava quando ero proprio a zero,  così andavo avanti. Ma avevo del tempo libero. La gente non ha mai del tempo libero. Quelle poche volte che lo ha, lo sperpera in cose inutili.
Domeniche passate davanti alla televisione a guardare le partite di calcio, pomeriggi sprecati nei centri commerciali a spendere i pochi soldi che hanno per comprare cose di cui non hanno bisogno. Io non mi potevo permettere nulla di quello che le persone facevano, ma avevo del tempo per vivere. Non avevo orari, non dovevo dar conto a nessuno, facevo quello che volevo. Ero anche un buon amico. Di solito con gli amici si fanno due cose, si parla e si ride. Mi piaceva ascoltare, non ero uno di quelli che si confidava. Davo l’idea di essere forte, le persone vedevano in me sicurezza, nonostante fossi una sorta di barbone e non sapevo mai se il giorno dopo sarei riuscito a mettere qualcosa tra i denti. Emily mi ripeteva ogni volta le stesse cose “Non puoi andare avanti così, la tua non è vita, trovati un lavoro, fai qualche soldo, cerca una persona che stia al tuo fianco.” Non avevo mai voglia di addentrarmi in quei discorsi e allora mi limitavo a darle ragione.
Quella conversazione si ripeteva sempre nei nostri incontri e finiva sempre nello stesso modo.
Ultimamente però il suo punto di vista stava cambiando. “Sono stanca, di tutto. Del lavoro, di mio marito, dei bambini, dei soldi, della casa, degli orari, degli obblighi, di tutta questa vita, voglio scappare.”  Io sorridevo, la capivo. “Scappa”, le suggerivo.
“Fosse facile, Jack che dirà? E i bambini? Ho tutto quello che ho sempre sognato, non posso andarmene così.”
Si stava accorgendo che si era incastrata nella sua ragnatela. Un giorno mi chiese scusa per tutte le volte che mi aveva detto involontariamente di diventare come lei.
“Tu l’hai sempre saputo che sarei arrivata a questo punto,  se me ne sono accorta è solo grazie a te, riesci a farmi ragionare.” Ero contento di quelle parole, finalmente stava usando il cervello. Era una donna intelligente, aveva sempre fatto le cose come si devono, o almeno, come dicono di farle. Ottimi voti, sempre la prima in qualsiasi cosa, tanta religione, molto tempo a casa, poi il matrimonio e figli, il lavoro e la casa dei sogni. La figlia che ogni madre vorrebbe.
Aveva trascorso la sua vita facendo le cose che fanno gli altri. Sin da bambini questo pensiero ci entra in testa. Quando vogliamo qualcosa, la prima giustifica che diciamo ai nostri genitori è “ma ce l’hanno tutti.” Si cerca la felicità in quello che fanno gli altri, cercando di farlo meglio di loro. Le cose però erano cambiate. Era stanca di tutto, ma soprattutto del suo matrimonio, non ne voleva più sapere di suo marito. “Lui mi ama, è una persona per bene e non mi ha mai trattata male in tutti questi anni, non mi ha mai fatto mancare niente. E’ stato un buon padre e un buon marito, ma io ho bisogno della mia libertà adesso. La verità è che mi sono accontentata. Ho cercato di coprire i suoi difetti all’inizio, ma non si fa così, perché poi col tempo i difetti vengono fuori e non sei più in grado di accettarli.”
“Tienitelo stretto” le dissi. “ Non è facile stare da soli.” Me ne andai, tutta la mia vita mi passò davanti in quel momento. Mi resi conto che per quanto ero libero, per quanto non ero impigliato in quella ragnatela in cui sono incastrati la maggior parte delle persone, io ero solo. Emily aveva una spalla su cui piangere, dei bambini per i quali svegliarsi la mattina e fare sacrifici, un motivo valido per andare avanti. Io no. Bisognava avere qualcuno al proprio fianco, sempre. Io non avevo niente e nessuno.
Non si poteva pretendere di vivere stando da soli.

Gezim Qadraku.

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