Je ne suis pas Charlie

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Parigi.
7 gennaio 2015.

La redazione del giornale satirico francese, Charlie Hebdo, subisce un attentato terroristico.
Nell’attentato perdono la vita dodici persone e quindici rimangono ferite.
E’ passato ormai più di un mese, la situazione si è calmata, anzi molti forse si sono già dimenticati di quello che è successo.
Torniamo ai giorni successivi alla strage.
Mi è sembrato che il vero problema fosse se è essere Charlie Hebdo o non esserlo.
Schierarsi dalla parte dei buoni o dei cattivi?
Stare con i musulmani o no?
Essere uno di quelli che accetta gli stranieri nel proprio paese oppure cacciarli via tutti?
Nessuno di noi è, o è diventato Charlie Hebdo. Molte persone si sono accorte che in Francia esiste una rivista giornalistica che deride una religione. Sfotte l’Islam, quindi va bene. Però poi le stesse persone hanno scoperto  che  anche le altre religioni sono state derise. Quindi va un po’ meno bene.
La cosa che mi ha fatto più paura, non sono state le immagini di quel giorno. Dei morti. Dei due attentatori che indisturbati giravano per Parigi armati e facevano quello che volevano. Mi ha fatto paura quello che ho visto attorno a me. Questo bisogno di schierarsi subito dalla parte della rivista. Questo bisogno di giudicare subito. Questo bisogno di fare bella figura. Caricando immagini di matite sui social network, scrivendo messaggi di cordoglio, attaccando l’Islam, come se queste cose potessero essere utili.
Ho sentito molte persone aggrapparsi subito al tema dell’immigrazione.
“Gli stranieri sono pericolosi, entrano tante di quelle persone ogni giorno in Italia che potrebbe esserci qualche attentato anche nel nostro paese. “
Si è vero, in Italia ogni giorno, di immigrati ne entrano davvero tanti. Solo nell’ultimo anno ne sono arrivati 170816. Di questi, cento mila sono scomparsi. Fantasmi dei quali non si sa più nulla. Lo stato italiano, dal febbraio 2011 al dicembre 2014 ha speso 2288 miliardi di euro per i profughi. Secondo i dati, lo stato italiano spenderebbe 35 al giorno per persona. Il problema è che i soldi stanziati non vengono utilizzati per l’assistenza ai profughi. I comuni, gli imprenditori, le compagnie che si prendono la responsabilità di ospitare gli immigrati, hanno diminuito il costo dell’assistenza. Passato da un minimo di 5 euro ad un massimo di 10. Questo vuol dire, un guadagno di 25 euro a persona. In questo modo gli immigrati, non hanno la possibilità di imparare la lingua, quindi per loro diventa impossibile trovare lavoro. Possono solo dormire e mangiare. Gli italiani pagano, lo stato finanzia, gli imprenditori o i comuni guadagnano e gli immigrati diventano un peso. Cari italiani, il lavoro non ve lo stanno di certo rubando loro.

Poi c’è stato l’accanimento contro l’Islam.
Il corano parla molto di guerre e combattimenti. E’ pieno di racconti che inneggiano alla guerra, ma non di dovere sacro o religioso. Il versetto considerato come fondamento principale della guerra santa. “Combattete coloro che non credono in Allah e nell’Ultimo Giorno, che non vietano quello che Allah e il Suo Messaggero hanno vietato, e quelli, tra la gente della Scrittura, che non scelgono la religione della verità, finché non versino umilmente il tributo*, e siano soggiogati.” (Sura IX, 29)
*[“il tributo” (jizya): è il tributo di capitolazione con il quale giudei e cristiani riconoscevano lo Stato islamico. Il pagamento della “jizya” conferiva loro lo status di “dhimmîy” (protetti) e con il quale ottenevano il diritto di vivere in pace e in sicurezza nello Stato islamico. Ai tempi del Profeta, l’ammontare della “gizya” annua era pari a dieci dirham (circa 30 grammi d’argento) per ogni uomo adulto (donne, bambini, schiavi e poveri erano comunque esenti) e corrispondeva a dieci giorni di mantenimento alimentare]

“Fate guerra per la causa di Dio, a coloro che vi fanno la guerra ma non siate aggressori: Iddio non ama gli aggressori. Uccideteli ovunque li incontriate e cacciateli donde vi hanno cacciati: la sovversione è peggio dell’uccisione.” (Sura II, 190)
Nell’Islam è lecita una individuale e spontanea lettura interpretativa del libro sacro. Rispetto al cristianesimo, nel quale è centrale il concetto di “Chiesa docente”.
Ogni versetto del Corano va spiegato in relazione ai versetti ad esso legati concettualmente e poi in relazione alla Sunna e in relazione alla circostanze della rivelazione. Circostanze che rivelano per esempio che molti dei versetti che parlano di guerra sono da riferirsi ai problemi del Profeta. Ovvero alla prima comunità di credenti a Mecca e a Medina. Un periodo quello nel quale erano forti le persecuzioni. Sia tra musulmani, che tra cattolici, ebrei nei confronti dei musulmani.
Ci sono ulteriori versetti in cui si precisa che se le parti inclinano alla pace bisogna far prevalere la pace e la concordia.
Un altro aspetto che mi interessava erano le vignette utilizzate dalla rivista. Volevo scoprire se veramente, in questi anni avesse utilizzato lo stesso metro con tutte le religioni. Mi sono imbattuto in questo articolo.
Un ragazzo di 16 anni è stato arrestato, come riporta France3,per avere modificato una vignetta di Charlie Hebdo e averci postato sotto dei commenti ironici. La vignetta originale era questa la scritta riporta “Il Corano è una merda, non ferma nemmeno le pallottole”.
La copertina in oggetto si riferiva al massacro di mille persone che protestavano contro la presa del potere in Egitto del Generale Sisi, che diede ordine all’esercito di sparare sui manifestanti.
Mille morti. Che ridere.
Con grave sprezzo del pericolo, e a intento puramente divulgativo riporto la vignetta modificata dal sedicenne, la scritta , potrete intuire, è “Charlie Hebdo è una merda, non ferma neanche le pallottole”.
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Incredibilmente di cattivo gusto come la prima, ma , in qualche modo, forse più appropriata, più “indovinata”.

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Il ragazzo rischia una grossa multa e una condanna fino a 5 anni per “incitazione al terrorismo”.
Arriviamo alle famose vignette “molto divertenti” della rivista.

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Anche la religione cristiana, ha avuto la sua parte, non è stata maltrattata come quella musulmana, ma Charlie ci ha dato giù di brutto, come vedete.
La parte del leone, nelle vignette incriminate, però l’ha avuta il Profeta Maometto, venerato dai musulmani.

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Maometto , è nata una stella”
Ho scelto una delle tante immagini, quella che ritengo più significativa, premetto che non c’è nessuna intenzione di offendere, voglio solo ribadire un concetto.

La vignetta si riferisce alle polemiche suscitate dal film sulla vita di Maometto che forse venne girato qualche tempo fa.
Tra l’altro la disegnatrice, Coco, fu la donna che aprì la porta ai terroristi sotto la minaccia delle armi, e si salvò dal massacro.
Ora, anche a me piace l’umorismo pesante , come a molti e soprattutto quello dissacrante sulle religioni, dato che sono un ateo militante.
Ma che cosa avevano in mente facendo queste cose?
Poi ho fatto una ricerca in rete e ho notato una cosa.
Non viene riservato lo stesso trattamento alla terza religione monoteista, quella ebraica.
Eppure il divertimento sarebbe stato assicurato, rabbini che si infilavano la Torah nei posti più impensati, oppure due aguzzini tedeschi in un campo di concentramento , uno sta violentando una prigioniera:
dai, Hans sbrigati!”
tranquillo Otto , tra un minuto ho finito, poi la inforno!”
Sai che ridere?

A ben guardare però, qualcosa ho trovato:

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pancia in dentro!”
Ecco, questo è il massimo che potrete trovare dopo estenuanti ricerche.
Una vignetta graffiante, allo stile di disegnatori tipo Wulleimin, ma niente di che.
Insomma, due pesi e due misure.
E il dubbio che si cercasse l’incidente rimane.
artisti” imbambolati dalla “libertà di stampa” puntati da “qualcuno” contro i musulmani come dei missili Cruise.
Mission Accomplie.
Fonte:Liberticida.

Un altro tema che è balzato fuori dopo la strage è il bisogno di aumentare i controlli.
Spulciando tra vari articoli, due hanno colpito la mia attenzione. Il primo è l’intervista al famoso giornalista, attivista Jullian Assange:
“Come editore penso che è stato tristissimo quanto accaduto ad una pubblicazione che rappresenta la grande tradizione francese della caricatura. Però oggi dobbiamo guardare avanti e cercare di pensare cosa è successo e quale deve essere la reazione. E’ necessario capire che ogni giorno si sta verificando un massacro di queste dimensioni e oltre in Iraq e in altri paesi del mondo arabo. E questo accade grazie agli sforzi destabilizzanti degli Stati Uniti, della Gran Bretagna e della Francia. La Francia ha partecipato al rifornimento di armi in Siria, Libia e nella ricolonizzazione dello stato africano del Mali. Questo ha stimolato l’attacco, in questo caso specifico usando un obiettivo facile come Charlie Hebdo. Ma la realtà è che il servizio segreto francese lascia molte domande senza risposta sull’accaduto.
E’ quello che si sta cercando di nascondere. I servizi di sicurezza della Francia sapevano delle attività dei responsabili del massacro, tuttavia hanno smesso di sorvegliarli. Perché i fratelli Kouachi, noti per i loro legami con gli estremisti, non erano sotto sorveglianza? Cherif Kouachi era stato condannato per atti di terrorismo e aveva passato 18 mesi in prigione. Entrambi erano nelle liste dei potenziali terroristi. Lontano dall’inviarsi messaggi criptati, hanno comunicato tra loro centinaia di volte prima e durante gli attacchi, con normalissimi telefoni cellulari. Le domande sono molte. Per esempio, perché la redazione di Charlie Hebdo non era meglio protetta, considerando le dure critiche della rivista all’Islam? Oppure come hanno potuto, noti jihadisti, ottenere armi semiautomatiche in Francia? Si è cercato di presentare gli assassini come super criminali per nascondere la stessa incompetenza dei servizi.
La realtà è che i terroristi erano piuttosto degli incompetenti, dilettanti che sono andati a sbattere con la macchina, hanno lasciato un loro documento di identità bene in vista e coordinato i loro movimenti per telefono. Non era necessaria una sorveglianza di massa di Internet per evitare quanto accaduto: ciò che sarebbe servito era una vigilanza specifica.

La sorveglianza di massa è una minaccia alla democrazia e alla sicurezza della popolazione, dato che concede un potere eccessivo ai servizi segreti. L’argomento per proporla è che così si possono trovare persone non note in precedenza. Ciò che vediamo, nel caso di Parigi, è che i protagonisti erano stati identificati. Ci dovrebbe essere una inchiesta approfondita sul come è stato possibile commettere tali errori, anche se l’esperienza mi dice che questo non succederà, perché questi servizi sono corrotti e lo sono perché sono segreti. La sorveglianza di massa non è gratis e in tal senso è una delle cause di ciò che è successo, perché sono state sottratte risorse e personale per qualcosa che avrebbe dovuto essere una sorveglianza mirata ad una minaccia terroristica.

Il secondo invece è un articolo della rivista italiana, l’Espresso.
“Chi rinuncia alla libertà per raggiungere la sicurezza, non merita né la sicurezza, né la libertà.” Benjamin Franklin.
“Dopo i fatti di Parigi, prevedibilmente, sono state annunciata o decise misure reattive. Il premier britannico James Cameron ha parlato di provvedimenti contro la crittografia, cioè per vietare quegli strumenti che in rete permettono di dialogare senza essere spiati, ma sono usati anche per fare acquisti on line con la carta di credito o per accedere al proprio conto corrente via Internet, visto che ci mettono al sicuro da chi vuole rubarci i dati; la misura porterebbe inoltre all’oscuramento di servizi come Whatsapp, Snapchat o iMessage, che non sono intercettabili. Sempre nel Regno Unito, il capo dello spionaggio Andrew Parker ha attaccato la privacy come “principale intralcio per le indagini antiterrorismo”: un ostacolo che peraltro i servizi di sua Maestà hanno travolto non solo ai tempi dello scandalo denunciato da Snowden ma anche più di recente, quando come si è scoperto, hanno messo sotto controllo le mail di decine di giornalisti delle maggiori testate inglesi. Quasi tutti i governi Ue hanno poi chiesto al parlamento europeo di sbloccare in frette il Passenger Name Recorder un sistema di raccolta e di condivisione tra paesi dei dati di chiunque prenda un aereo, che resterebbero a disposizione dei governi per tre o cinque anni, comprese le preferenze sui pasti consumati a bordo. In Francia, Marine LePen ha proposto un referendum sul ritorno alla pena di morte e la sospensione degli accordi di Schengen per la libera circolazione in Europa: un’idea, quest’ultima che vede d’accordo il governatore leghista della Lombardia, Roberto Maroni. Il matematico e docente universitario inglese Ray Corrigan ha di recente pubblicato sul settimanale “The Scientist” un articolo secondo il quale anche da un punto di vista statistico è difficilissimo che la sorveglianza di massa produca risultati apprezzabili: al contrario , secondo Corrigan rischia di produrre una quantità di “falsi positivi” ulteriormente depistanti ed è uno spreco di risorse economico-umane che si potrebbero usare molto meglio in attività mirate.

Il gruppo di esperti nominato da Obama sullo spionaggio e el comunicazione elettroniche, il cosiddetto President’s Review Group, ha sfornato un rapporto di 300 pagine intitolato “Libertà e sicurezza nel mondo che cambia” con 46 raccomandazioni per riformare l’intelligence USA: tra le indicazioni più assertive e sorprendenti, quella secondo la quale è del tutto inutile la politica delle intercettazioni di massa , i cui budget sarebbero sostanzialmente soldi buttati. In particolare, il Review Group sostiene di “non aver trovato un solo esempio in cui i programmi di sorveglianza di massa abbiano procurato informazioni cruciali in un’indagine di terrorismo.”

Ha senso logico che un attacco alla libertà provochi per reazione un’autoriduzione delle libertà?”

“A QUANTA LIBERTA’ RINUNCI” di Alessandro Gilioli.

Si è parlato molto di libertà di stampa.
Ho sentito molte discussioni su questo argomento. La classifica mondiale della libertà di stampa pone l’Italia al quarantanovesimo posto. Non penso ci sia molto da aggiungere.
Per libertà di stampa, io non includo anche l’offesa. Non ho capito il bisogno di pubblicare dopo la strage , Maometto, raffigurandone la faccia.

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(la leggenda vuole che il profeta non possa essere raffigurato, ma non è vero. Però diverse fasce dell’islam vietano la raffigurazione di Maometto.) Tra l’altro disegnando una testa di forma fallica, giusto per andarci giù pesante.
Con questo non voglio dire che se la sono cercata. Anche perché, la rivista pubblica vignette del genere da anni. E se veramente il motivo dell’attentato fossero state le offese alla religione, avremmo assistito a qualcosa di simile parecchi anni fa.

Ho visto tanta fretta in quei giorni. Questa fretta mi ha fatto tanta paura. Perché è con questa impazienza che si rischia una vera e propria guerra.

Non voglio mettere in dubbio quello che è successo. I morti , il dolore delle famiglie, il dolore dei colleghi, la paura di chi si è trovato lì in quel momento e la paura che rimarrà  ai Parigini chissà per quanto tempo ancora.

Questo è tutto vero e non mi permetto di discuterlo.

Ma ci sono varie cose che non mi convincono. Questi video ben fatti, da inquadrature molto buone. Criminali che dimenticano documenti in macchina. Un generale della polizia incaricato di lavorare al caso che si suicida.

Il vero problema è la reazione.

Una reazione frettolosa, una reazione basata da quello che si vede in televisione, che si legge nei principali quotidiani e nelle news. Quelle news che non vogliono andare a scavare nella buca profonda che ci sarà dietro a questa tragedia. News che corrono per darci quella piccola novità di minuto in minuto.
Il risultato è decisamente buono. Un’europa impaurita, occidentali convinti che i musulmani vogliano conquistare l’occidente.

Queste sono cose molto più grandi di noi. Delle quali molto probabilmente non sapremo mai la verità. Ci rendono ancora più poveri in tutti i sensi.

Siamo tutti pilotati, in maniere diverse, ma tutti ugualmente pensiamo e facciamo quello che vuole qualcun’altro. Molti di noi corrono dietro a una religione, a questo ipotetico qualcuno che ha deciso cosa è buono e cosa è cattivo. Tutte cose che ci allontanano da un base importante.
L’uguaglianza degli esseri umani.

Ci hanno divisi. Ci hanno divisi per colpa del colore della nostra pelle, per colpa delle lingue, per colpa dei credenziali politici, sportivi, ideologici, religiosi, facendoci credere che una persona può essere meglio di un’altra.

Una persona non si giudica per quello che è, ma per quello che fa.

Finisco citando le parole di Alessandro Corneli,
“Difficilmente si riuscirà a sradicare del tutto e definitivamente il terrorismo come se fosse una malattia infettiva. Esso fa comodo a molti regimi autoritari e alle forme dell’estremismo politico e religioso. Non si esclude che faccia comodo anche a importanti interessi economici: rendere un Paese insicuro significa, per esempio, scartarlo come sede di gasdotti, oleodotti o altri investimenti, da dirottare altrove. Come spesso si dice, il terrorismo internazionale di questi ultimi decenni è una nebulosa , la cui decifrazione è difficile o addirittura impossibile in tempi brevi.”

Gezim Qadraku.

Fonti:
l’Espresso.
http://www.informarexresistere.fr/2015/01/17/julien-assange-perche-charlie-non-era-piu-protetta/

http://www.informarexresistere.fr/2015/01/28/un-ragazzo-francese-di-16-anni-arrestato-per-avere-pubblicato-una-vignetta-modificata-di-charlie-hebdo-qui-qualcosa-non-funziona/

Il libro, “ORIENTE: IL GRANDE RITORNO” di Alessandro Corneli.

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Selma – La strada per la libertà

“Che succede quando un uomo decide che quanto è troppo, è troppo?”
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Martin Luther King, capo della Southern Christian Leadership Conference e attivista per i diritti civili, viene insignito del Nobel per la pace.
Corre l’anno 1964.
Il cammino che cambierà la storia degli Stati Uniti d’America è appena cominciato.
L’obiettivo è il riconoscimento del diritto di voto universale.
Un diritto già riconosciuto sulla carta,  ma mai realmente concesso ai neri.
Tante, le difficoltà che intralciano la strada di King.
Un presidente, Lyndon Johnson, che ha problemi molto più importanti rispetto a questo diritto da concedere ai neri.
George Wallace, governatore razzista dello stato dell’Alabama, dove King decide che avrà luogo la marcia di protesta pacifica.
Una marcia che partirà da Selma e dovrà concludersi a Montgomery, secondo i piani di Martin Luther.
Coretta Scott King, sua moglie, che fatica a mantenere in equilibrio la vita della propria famiglia.
A causa delle continue minacce, che si presentano giorno dopo giorno.
E di questo impegno preso dal marito, che sembra così grande, così difficile e pericoloso.

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La regia di Ava DuVernay ci mostra un film timido, titubante, timoroso di prendersi qualche responsabilità in più.
E’ chiaro che nel raccontare storie di questo genere, c’è il rischio di cadere in banalità o rievocare fatti visti e rivisti.
L’interpretazione di David Oyelowo è molto lontana dal solito eroe della patria.
Ci mostra un Martin Luther King, con poca personalità, poco carisma.
Un condottiero insicuro, dubbioso, titubante.
Notevoli le interpretazioni del governatore Wallace (Tim Roth) e del presidente Johnson (Tom Wilkinson).
Personaggi che partono dallo stesso punto di vista della situazione, per poi piano piano, tra intrecci diplomatici, accordi e variazioni di idee, allontanarsi completamente l’uno dall’altro.

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Un film che poteva dare molto di più.
Di certo, dopo essere usciti dalla sala, non si può dire di aver capito a pieno, cosa voleva dire per un nero vivere in quell’epoca.
Incapace di trasmettere paura e tensione, che erano le costanti predominanti in quei giorni negli Stati Uniti d’America.
Striminzite e poco approfondite le rappresentazioni della violenza, del razzismo, dei soprusi subiti dai neri.
Condite con dialoghi lunghi e molto noiosi.
Lo spettatore è costretto ad aspettare la parte finale della pellicola,  per provare un po’ di emozioni forti.
Immeritata la nomination all’Oscar, come miglior film.
Quella candidatura, l’avrei data a Interstellar.
Poteva essere un filmone,
ma non ha voluto esserlo.

Voto: 6,5.

Gezim Qadraku.

Cinquanta sfumature di grigio

Il film più atteso dell’anno.
(non poteva restare in attesa?)

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Anastasia Steele, una timida, ingenua studentessa universitaria, sostituisce la sua compagna di studi per un’intervista al miliardario Christian Grey.
L’incontro le cambia la vita.
La giovane ragazza rimane affascinata dall’uomo.
Rassegnata all’idea di non poterlo rivedere mai più, se lo ritrova nel negozio dove lavora proprio l’indomani.
Potrebbe essere il classico inizio di una storia d’amore.
In realtà, per chi come il sottoscritto non ha letto la trilogia, la prima parte del rapporto sembra proprio amore.
Sembra,
fino al momento in cui l’affascinante, educato, intenso, intelligente Christian non rivela ad Anastasia le sue “sfumature”.
Ovvero, gusti erotici decisamente particolari, un bisogno insostenibile di avere il controllo su tutto, soprattutto sulle donne.

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E’ dura trovare qualche pregio a questa pellicola.
Partiamo dai dialoghi, pessimi e superficiali. Nei temi dei bambini che frequentano le scuole elementari potremmo trovare qualcosa di più profondo e intenso.
In certe scene, il ruolo della donna viene preso e letteralmente buttato nel cesso.
Anche perché, il fantomatico bisogno di avere il controllo, dovrebbe riguardare solo il momento del rapporto sessuale, invece sembra che la povera Anastasia abbia bisogno di un insegnante di sostegno nella vita quotidiana.
L’abissale differenza tra le vite dei due protagonisti.
Cosa dovrebbe mai portare un uomo, affermato, pieno di successo, ad invaghirsi di una ragazzina universitaria, per niente affascinante,  che sembra ancora in lotta con le difficoltà della pubertà.
La lista di attori che hanno rifiutato di entrare a far parte di questa pellicola, non è per niente corta.
L’ultimo in sequenza è il modello David Gandy, per passare poi a Chris Evans a Garrett Hedlund,Matt Bomer, Henry Cavill, Chris Hemsworth, Ryan Gosling e Charlie Hunnam.
La regia era stata proposta ad Angelina Jolie, la quale ha rifiutato.
Dopo aver visto quello che ha combinato con “Unbroken”,
mi viene da dire,
“MENOMALE.”
Quasi dimenticavo, il pregio di questo film.
Un ottimo film comico.

Voto: 5.

Gezim Qadraku.

Whiplash

“Distruggi ciò che ami, prima che ciò ami distrugga te.”

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Mi permetto di utilizzare questa frase di Oscar Wilde, per introdurvi a questo film.
Andrew Neiman (Milles Teller), un giovane ragazzo di diciannove anni, iscritto al miglior conservatorio di New York, ha un sogno.
Diventare il miglior batterista di tutti i tempi.
Andrew si imbatte in un ostacolo immenso.
Il direttore d’orchestra, Terence Fletcher (J.K. Simmons).
In quell’aula sembra un dittatore, non un professore.
Una persona severa, perfezionista, maniacale nei dettagli, impassibile alle difficoltà dei suoi allievi.
Un insegnante che cerca di dare una spinta ai suoi studenti, oltre le loro aspettative.
Rude nei suoi insegnamenti, capace di incutere un timore enorme nei loro confronti.
Ma con l’unico scopo, di riportare il Jazz agli albori di un tempo.
Il ragazzo decide di indirizzare la sua vita verso il raggiungimento del suo sogno.
Si convince che non c’è spazio né per gli amici, né per una ipotetica ragazza, né tanto meno per la famiglia.
Le normali prove, diventano una sorta di battaglia all’ultimo sangue.
La concorrenza aumenta, e di perdere la parte del batterista del gruppo, non se ne parla.
L’amore verso lo strumento, si trasforma in ossessione.
Il ragazzo timido cede il posto ad un uomo, coraggioso e testardo.

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Damien Chazelle ci fornisce una pellicola elettrizzante, profonda, straziante, motivante e spettacolare.
Il percorso di questo ragazzo, tra sangue, sudore, cadute e risalite.
E il bisogno di questo direttore d’orchestra di raggiungere l’eccellenza.
Il cast è ristretto, ma le star sono assolutamente Milles Teller e J.K. Simmons.
L’interpretazione di quest’ultimo è magistrale, intensa, fantastica.
Non a caso, si è già aggiudicato il golden globe , come miglior attore non protagonista.
Una pellicola che ci mostra quanto si possa rischiare di essere distrutti dalle cose che amiamo.
E quanto le persone si accontentino di un “buon lavoro”.

Voto : 9.

Gezim Qadraku.

Birdman

L’imprevedibile virtù dell’ignoranza.

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Riggan Thompson (Micheal Keaton) è un attore decaduto, dimenticato, insicuro, triste.
Lontano da quello che, anni prima, aveva splendidamente vestito i panni del supereroe Birdman.
Ora è solo un uomo divorziato, continuamente al verde, lontano dal mondo social,  che ogni giorno si tormenta con il ricordo di ciò che era stato.
Un ricordo dal quale, in modo assiduo, cerca di allontanarsi.
Il film ci mostra come il protagonista, tenta di ritornare alla ribalta.
Il suo obiettivo questa volta però,  è uno spettacolo teatrale.  Basato su un libro scritto sessant’anni prima. Che nulla ha a che fare con i suo precedenti lavori da attore.
Il compito è problematico, i soldi mancano, il personale è al minimo, il talento degli attori è decisamente basso.
Lo spettacolo, che rischia subito di finire nel dimenticatoio, viene salvato dall’arrivo del controverso Mike Shiner ( Edward Norton).
Un uomo in grado di recitare sempre, tranne che sul palco.
Iniziano così, tra mille difficoltà e problemi, le anteprime della rappresentazione teatrale.
Uno spettacolo che sembra essere la trasposizione della vita Riggan.
Continuamente in bilico, tra la disfatta e la rivincita.

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Descritta in modo superbo dal regista.
La pellicola è ambientata nel teatro e nei suoi corridoi. Che diventano man mano sempre più famigliari per lo spettatore.
L’idea di tenere la telecamera, durante tutto il film, praticamente attaccata agli attori, è fantastica.
Un film geniale.
Geniale perché, Alejandro Inarritù, è in grado di mescolare una storia normale con una vasta gamma di temi.
Si passa dalla dalla diffusione virale dei social network, all’assenza di una padre nei confronti della figlia Sam (Emma Watson).
La tossicodipendenza di quest’ultima.
Il bisogno di amore e la continua ricerca di se stesso, del protagonista.
E il mondo di oggi, attratto solo ed esclusivamente dalla finzione, al quale non interessa la cultura.
Un cast pazzesco,
Micheal Keaton, Edward Norton, Emma Stone, Naomi Watts, Zach Galifianakis.
Aumenta notevolmente il livello di questa pellicola.
Non l’avete ancora visto?
Muovetevi.

Voto: 9.

Gezim Qadraku.

Buon compleanno Cristiano.

Sono trenta candeline per Cristiano Ronaldo.

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Nato a Funchal, (Portogallo), il nome Cristiano è dovuto alla fede cristiana della madre.
Il secondo nome, Ronaldo, invece è dovuto all’ammirazione del padre nei confronti del presidente statunitense Ronald Reagan.

Che dire,
al momento il calciatore più completo del mondo.
Calcia indifferentemente di destro e di sinistro, indipendentemente che scelga la precisione o la potenza.
Un ottimo stacco da terra, bravo nel colpo di testa.
Quasi perfetto sui calci da fermo, infallibile dal dischetto.
Uno scatto da centometrista, gli permette di lasciare gli avversari inchiodati al terreno di gioco, quando decide di metterla sulla velocità.
Una tecnica individuale favolosa, che gli permette dribbling, doppi passi e altri giochi di prestigio.
Un giocatore polivalente, capace di modificare la sua posizione in campo, nel corso della sua carriera.
Meno propenso alla difesa, com’è normale che sia.

Nella carriera ha vestito solo maglie di squadre importanti.
Cresciuto nello Sporting Lisbona,
viene notato dal Manchester United in un amichevole contro lo Sporting Lisbona nell’estate del 2003,
un mese dopo Cristiano approda ai Red Devils.
Nel 2009, il coronamento della sua carriera.
Ronaldo è un giocatore del Real Madrid.
Non ci si dimenticherà facilmente della sua presentazione a Madrid, un Santiago Bernabèu tutto esaurito.

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Nel suo curriculum però troviamo anche qualche difetto.
Si può notare che da quando è approdato ai galacticos,
(il Real Madrid ha sborsato qualcosa come 94 milioni di euro) gioca esclusivamente per se stesso.
La sua posizione in campo è cambiata, a Manchester prediligeva stare all’esterno.
Ora tende a stare molto di più al centro e più vicino alla porta.
La sensazione è che giochi soltanto per arricchire il suo bottino di gol,
più volte lo si vede non esultare dopo i gol dei suoi compagni.
Egoismo che lo ha portato a superare i cinquanta gol a fine stagione, negli ultimi quattro anni.
Nel Real Madrid, sono più i gol delle presenze. (288 – 277)
Cifre impressionanti.

Un palmarés infinito,
nel quale spiccano, due Champion’s League, la seconda vinta a Lisbona nella passata stagione.
Tre palloni d’oro. Gli ultimi due consecutivi.
Una carriera, contraddistinta dalla rivalità calcistica, con Lionel Messi.
Entrambi alieni nei loro club,
ma al contempo normali calciatori nelle loro nazionali.
Questo, un altro difetto del campione portoghese.

Concludo, ricordando le parole del numero sette per eccellenza.
“Ci sono stati tanti calciatori segnalati come “il nuovo George Best”, ma questa è la prima volta che è un complimento per me.”
George Best.

Gezim Qadraku.

Still Alice

“Le farfalle non vivono a lungo, ma hanno una vita bella.”

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E’ una vita fantastica quella della dottoressa Alice Howland (Julianne Moore) quando spegne le candeline del suo cinquantesimo compleanno.
Affermata linguista che insegna alla Columbia University, sposata, con tre figli ormai adulti.
Un fulmine a ciel sereno decide di sconvolgere questa beatitudine.
Alice scopre di avere il morbo di Alzheimer in esordio precoce.Oltre al danno anche la beffa,
la malattia è ereditaria.
C’è la possibilità che possano averla ereditata anche i figli.
La vita continua, la malattia passo dopo passo conquista il corpo, la mente, il lavoro e la vita della protagonista.
Ci sono giorni buoni e giorni bui.
Nei giorni bui, le parole sembrano galleggiare davanti ai suoi occhi, senza che lei riesca a catturarle.
La pellicola ci mostra tutto il carattere di questa donna, nell’affrontare il suo calvario.
Una donna che non si rassegna,
una donna che si scontra contro questa tragedia,
una donna che vuole avere la meglio.

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Aiutata con amore, nel finale, dalla figlia più piccola ( Kristen Stewart).
L’amore che compare sempre come fattore indispensabile.
Un amore che rende più giocabile, questa partita contro il nemico.
Un nemico invisibile, forte, determinato, che colpisce nei punti deboli di Alice.
Un concentrato di emozioni potenti,
un film toccante,
intenso.
Un’interpretazione mostruosa di Julianne Moore,
rende questo film meraviglioso.
Una scena finale,
da pelle d’oca, che lascia senza fiato.
Un film caldamente consigliato.

Voto: 8.

Gezim Qadraku.

Unbroken

Angelina Jolie, in veste di regista, ci racconta l’incredibile storia di Louis Silvie Zamperini.

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Stati Uniti d’America, un bambino tranquillo, figlio di genitori italiani e vittima di bullismo, appunto perché straniero.

Inizia così la storia di Louis.
Un ragazzo che vuole superare i propri limiti, caparbio, indomito.
La pellicola ci mostra le tre tappe fondamentali della vita di Louis.
L’atletica. Lo sport per il quale il ragazzo dona mente e corpo.
Dedizione che lo porta a gareggiare alle olimpiadi di Berlino,nelle quali non trionfa, ma frantuma il record dell’ultimo giro.

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Le vicende storiche lo costringono ad allontanarsi dalla pista di atletica.
La seconda guerra mondiale lo porta ad arruolarsi nell’esercito. Si imbarca su un bombardiere, per sconfiggere il nemico giapponese.
Durante la guerra, insieme a suoi due compagni naufraga in mezzo al pacifico.
Un naufragio caratterizzato da preghiere, fatica, dolore, mancanza di cibo.
Sembra che il protagonista tocchi il limite con questa sciagura, ma non è così.
Viene “salvato”, per modo di dire, da una nave nipponica.
Il destino in questo caso è beffardo, catapulta il protagonista a Tokyo.
Dove si sarebbero dovute disputare le olimpiadi, se non ci fosse stata la guerra.
Invece, Zamperini, essendo nemico del Giappone viene umiliato, torturato dal perverso caporale giapponese Watanabe (Takamasa Ishihara).
E’ qui che Louis, raggiunge i propri limiti.
Un’immensa prova di caparbietà, sofferenza, patriottismo.
Una storia vera,
incredibile,
toccante.
Una pellicola che ha più di un punto debole.
Un naufrago prima e prigioniero poi , che dimagrisce giusto qualche chilo,capace di mantenersi in ordine la barba.
Non convince molto.
La ferocia con la quale il caporale giapponese si scaglia solo su Louis, lasciando gli altri prigionieri in secondo piano.
Un film che narra semplicemente una storia incredibile.
Un film che non verrà di certo ricordato.

Voto: 6.
Gezim Qadraku.