Welcome

Caro lettore, ti do il benvenuto nel mio blog.
Questo sito nasce quasi per sbaglio in una noiosa serata di dicembre del 2014, quando decisi che il pensiero che mi frullava in testa meritava uno spazio più carino della mia home di Facebook.
Non avendo la più pallida idea di come portare avanti il blog, pensai bene di iniziare a scrivere un po’ di tutto.
Articoli sportivi, recensioni di film, racconti frutto della mia immaginazione e recensioni di libri. Insomma,  qui dentro tutto è frutto dell’improvvisazione.

Ora cerco di spiegarvi un po’ chi sono, perché finalmente penso di averlo capito, soprattutto grazie a questa cosa della scrittura. Sì è una cosa, niente di più, perché alla fine è solo un sito dove ci butto dentro i miei pensieri.

Allora, io sarei Gezim, ma per tutti sono Jimmy.
Nato in una fredda sera di novembre a Prishtina – capitale del Kosovo – dove sono rimasto solamente per due anni. Successivamente mi sono trasferito in Italia, ho vissuto per circa vent’anni a pochi passi dalla mia amata Milano, nella quale mi sono laureato in Scienze Internazionali e Istituzioni Europee, prima salutarla.
Al momento risiedo in Germania, dove oltre a portare avanti questa mia cosa della scrittura, chiamiamola passione che suona meglio, sto imparando la quarta lingua. Parlo albanese, italiano e inglese.
Questa passione mi sta permettendo di collaborare con la rivista di sport e cultura chiamata Contrasti, per la quale mi scrivo principalmente di calcio e con la giornalista italo-albanese Anita Likmeta, con la quale mi occupo soprattutto di fatti di politica internazionale e della zona balcanica.
Uno dei miei racconti lo potete trovare anche nel libro “Trenta racconti italiani: Sinfonia polifonica di voci emergenti”, concorso al quale ho partecipato e vinto insieme ad altri 29 partecipanti.
Vi invinto a seguirmi sui social come Facebook, Twitter ed Instagram. Nei quali vi aggiornerò sulla pubblicazione dei miei pezzi.
Che altro aggiungere, se non che capirete molto di me leggendomi.
Naturalmente la speranza è che possiate apprezzare i miei testi e che vi possano portare almeno una piccola sensazione di pace.
Non mi resta altro che augurarvi una buona lettura.

Gezim Qadraku.

 

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22 pensieri su “Welcome

  1. Ho anche io ventitré anni.

    Nessuno dei miei coetanei si è già sposato e ha avuto un figlio. A pensarci bene anche alla maggior parte dei 30/40enni che conosco mancano queste queste “tappe” dell’esistenza.

    La maggior parte di noi simula di condividere la propria vita con un’altra persona e sta solo aspettando il momento in cui le loro strade si divideranno: io a Torino, tu a Pescara nel migliore dei casi.

    Io alle cene di famiglia non sento più da tempo la fatidica domanda dai parenti, “allora ti vedi con qualcuno?”.

    E’ stata sostituita da domande sul clima, sul lavoro, sullo studio e se riuscirò ad andare via da dove sono per un po’.

    Ho ventitré anni e certo passo la mia vita a leggere, a preparare esami, ma sopratutto cerco di diventare grande.

    Io so bene cosa fare una volta finiti gli studi. In realtà arranco quotidianamente fra medie universitarie, incontri con persone giuste. studiare per il gmat, mandare curriculum, svolgere il mio stage e pianificare nuovi internship.

    TOEFL, DELF, Accordi bilaterali, Junior open position, biglietti aerei, fare volontariato per imparare, sporcarmi le mani.

    Delle volte l’ansia può avere la meglio. E non è The Big Kahuna ad aiutarmi. Ma un anziano professore di liceo che una volta disse alla sua classe:

    “Studiate per essere liberi. Studiate qualcosa, non a memoria per carità, ma che sia all’avanguardia. Rendetevi indispensabili e tutti vi riconosceranno valore. Se la mattina aprirete gli occhi ed amerete il lavoro che fate a tal punto di voler continuare a studiare per migliorarlo, allora sarete felici”.

    Sono uno di quelli che alla storiella di girare il mondo una volta finiti gli studi con lo zaino in spalla ha smesso di crederci tempo fa.

    Alcuni amici più grandi di me il mondo lo girano, per riunioni, incontri, lavoro. E qualche giorno per rilassarsi a Tulum o per fare due passi ad Angkor-Wat lo riescono a trovare.

    Rendersi indispensabili potrebbe sembrare utopico. A me basterebbe fare qualcosa di utile. A me stesso e agli altri.

    Il mio sogno è avere la libertà di scegliere quale sia la mia casa e se ne voglio una, decidere se sposarmi o meno, poter scegliere un giorno di dare alla luce un figlio. Potermi permettere, economicamente e mentalmente una vita tranquilla: se lo voglio.

    C’è chi viene etichettato strano, pazzo, immaturo, svogliato da i propri genitori. Io da molti miei coetanei sono etichettato come grigio, arrivista, troppo ambizioso, inquadrato, noioso, schiavo del sistema. Eppure mia madre è ancora preoccupata. Vorrei pagarle un viaggio con me a Parigi un giorno e non farmi pagare le bollette e l’affitto.

    Ho ventitré anni e per ora ho fatto ho fatto due stage, per capire come funziona lavorare in contesti nuovi, innovativi e saper utilizzare ciò che ho studiato.

    Avrei guadagnato di più in pizzeria, sarebbe stato più comodo e meno stressante. Nonostante questo l’idea di fare un qualcosa di nuovo cinque giorni alla settimana, dovendo sempre imparare qualcosa, sentendomi sempre inadeguato, mi ha aiutato a vivere.

    Ho ventitré anni e cullo le mie certezze, certo io qualcuna ne ho, ma è talmente fragile che la devo tenere stretta al mio petto prima di addormentarmi.

    Ho ventitré anni e purtroppo non ho molto tempo per leggere. La sera dopo una giornata passata al computer, riesco ad andare a dormire e ho bisogno del buio o di un fumetto. Quando non ho fortuna mi addormento con un libro accademico, o un paper da correggere fra le mani.

    Ho ventitré anni e quando posso la sera sto a casa volentieri a guardarmi una puntata della serie televisiva del momento. I miei idoli sono Harvey Specter (Suits) e Peter Quinn (Homeland). Entrambi a loro modo difendono ciò che è giusto per loro. SI impegnano, soffrono e vincono.

    In discoteca mi capita di andarci, i miei coetanei ed i miei colleghi lo vedono come un modo di sfogarsi e divertirsi insieme. Se non siete andati mai a bere e ballare con un giovane amministratore delegato forse dovreste. Perché niente di ripaga e riempie il cuore come bere fra colleghi, brindando ad un successo del quale una piccola parte è merito tuo.
    Meredith Grey (protagonista di Grey’s Anatomy) potrebbe essere anche il mio prototipo di donna.
    Figlia d’arte, avida studente, professionista oltremodo dedicata, madre amorevole, moglie romantica e fedele.

    Il mio unico interesse in questo momento però è la mia casella email, aspetto delle risposte per delle application che ho mandato e sono ansiosissimo.
    Ho ventitré anni e ho scoperto che l’alcool, preso in buona compagnia, può sciogliere i pensieri più intricati di una giornata passata sui banchi e sulla scrivania.

    Ho ventitré anni, ho conosciuto l’amore ed un volo di sola andata me lo ha portato via.
    Ne ho conosciuto un altro più grande, diversi biglietti andata e ritorno me lo hanno tenuto vicino.
    Ho lottato per l’amore.
    Giorno dopo giorno.
    E continuerò a farlo anche ora che lei è qui accanto a me che studia. Anche quando esco dall’ufficio alle 3 di notte e lei mi raggiunge a casa dopo essere stata per pub con le amiche.

    Conosco persone diverse ogni giorno, magari potrebbe accadere di svegliarmi una mattina in un letto che non è il mia chiedendomi dove diavolo sono finito, poi giro la testa e collego che quello è stato l’ennesimo fine serata concluso in un letto di una persona sconosciuta fino a qualche ora prima.
    Non ho mai avuto nessuna pretesa che tutto questo avrebbe mai avuto un senso, è stato puro entertainment. (Grazie Niccolò. NdA)

    Ho ventitré anni e ho ripreso ad avere una dieta regolare e vado ogni giorno in palestra, al mattino presto prima che inizino le lezioni. Ho capito che non posso mai accontentarmi di quello che sono.
    Ho ventitré anni e ho avuto la fortuna di crescere moltissima tecnologia, mi rendo conto di quanto l’adolescenza delle generazioni future sarà complessa, diversa e a suo modo divertente.
    La mia nipotina di 6 anni mi gira intorno con le ginocchia sbucciate dal basket e mi mostra le foto della partitella sull’ iPad della mamma.
    Ho ventitré anni e faccio ovviamente parte della generazione di mezzo, ovvero quelli che hanno utilizzato la tecnologia per primi e ora cercano di usarla in maniera consapevole.

    Mi inorgoglisce mia mamma che usa whatsapp e mi diverte mia nipote piccola, anni 3, che su youtube cerca le canzoni dello zecchino d’oro ricordandosi solo le immagini di anteprima.

    Ho ventitré anni, sono cambiate tante cose dai tempi delle superiori; con qualche vecchio amico non ci si saluta più, qualche amico è rimasto, qualcun altro ha deciso di spostarsi, di andarsene in un altro paese.

    Allora ti fermi e rifletti, ti ritornano in mente le parole dei tuoi genitori
    “goditi la vita, perché ogni momento è unico e non torna più”.

    Ma c’è un tempo opportuno per tutto. Penso all’amico lontano e a quante migliaia di chilometri ci separano. Quanto devo risparmiare per raggiungerlo e dormire sul suo divano?

    Ho ventitré anni, non seguo nessun modello non voglio assomigliare a nessuno, vorrei uscire di casa il prima possibile, vorrei rendermi indipendente, voglio fare qualcosa della mia vita e ci provo con costanza ogni giorno.

    Ho ventitré anni, ho le idee chiare, ma sono uno di quelli coi quali una semplice birra al bar in una sera può essere comunque molto interessante, e mi diverto con il cuore pieno di aver fatto il massimo per me stesso.
    Ho ventitré anni e ho tantissima voglia di crescere.

    C’era una canzone degli Afterhours che al liceo cantavo a squarciagola:

    “Io voglio far qualcosa che serva
    Fammi far solo una cosa che serva
    Dir la verità è un atto d’amore
    Fatto per la nostra rabbia che muore.”

    Per fare qualcosa che serva, un fine è indispensabile e allora mi vengono in mente le parole dei ragazzi di Don Milani:
    “Cercasi un fine. Bisogna che il fine sia onesto. Grande. Il fine giusto è dedicarsi al prossimo. E in questo secolo come lei vuole amare se non con la politica o col sindacato o con la scuola? Siamo sovrani. Non è più il tempo delle elemosine, ma delle scelte.”

    Mark Hidetoshi Zanardi
    Junior analyst at XXXXXXXX
    XXXXXX Office
    XXXXXX Street, XXX XXXX (XX)
    Phone XXXXXXXX
    Mobile XXXXXXXX
    Fax XXXXXXXX
    Skype XXXXXXXX

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  2. Ho letto “ho 23 anni” io ne ho quasi 20 però su certe cose mi ritrovo tantissimo…. Posso dirti che è l’articolo più bello che abbia mai letto c’è quel qualcosa di speciale… Nemmeno io sono italiana ma vivo qui da 10 anni . Continua a scrivere, non vedo l’ora di leggere il prossimo articolo.

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  3. Veramente complimenti, leggendo i tuoi pensieri mi sono chiesto “chissá chi sarà questa persona” visto che rispecchi il 90% dei giovani di oggi.
    La cosa che mi ha incuriosito di più e sinceramente mi ha più sorpreso è stato il nome finale, e leggendo il tuo cognome ho pensato “ma questo cogniome può essere albanese” poi sono andato a leggere la presentazione.
    Sei uno dei pochi che mi ha reso orgoglioso di essere kosovaro (Prizren) ti auguro buona fortuna in tutto e complimenti ancora.

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  4. Hello! I can’t speak or understand italian but I really wanted to read something from that blog. Google translated the texts for me so I had the chance to read some stories and articles. Honestly, I am very fascinated from what you write! The translated texts are different (at some parts) to the original that’s why I am a bit sad that I can’t speak italian :/
    Nevertheless, I want to say that your texts are pretty good and I look forward to read some more articles and stories!

    Best wishes from Cysa 🙂

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  5. I’m so glad that I have remembered your website! I’m sooo sorry that I could not answer your :(( My internet didn’t work for about two months or something :/ I even destroyed my computer.. It was a great time :’D

    I’m great right now. How are youuu ? Is everything fine ? How was your exam and the travel ? O:

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